Storia di un abito e di una ricerca, studio e valorizzazione del patrimonio culturale.
La vicenda della scoperta dell’abito di corte di Elisa Bonaparte Baciocchi è un esempio particolarmente significativo e affascinante di ricerca, studio e valorizzazione del patrimonio culturale.
Una lunga storia di moda e aristocrazia
Nel 1997 il Comune di Lucca acquistò dagli eredi Orsetti un prezioso manto in tulle di seta ricamato in argento, che fu esposto al Museo Nazionale di Palazzo Mansi.
Nel 2018 Renata Frediani, dopo studi e ricerche, ricompose l’ensemble di corte di Elisa Bonaparte e ne ideò l’allestimento nella Sala dei Principi del Museo Nazionale di Palazzo Mansi, a Lucca, un ensemble di corte così come descritto nel cerimoniale napoleonico e ne cura l’allestimento nella Sala dei Principi del Museo Nazionale di Palazzo Mansi, a Lucca.
Nel 2022, la ricerca d’archivio di Mauro Pardini ha fornito il documento che attesta l’appartenenza dell’ensemble a Elisa Bonaparte Baciocchi, a conferma della ricostruzione storica dell’insieme e del valore degli studi precedenti fatti da Frediani.
Nel dicembre 2025 Il numero 31 della rivista Luk, edito dalla Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, ricostruisce le due indagini ripercorrendo le fasi della ricomposizione, i termini del confronto e le ragioni della rarità dell’insieme.
Il confronto si verifica nei dettagli.
Nella grande robe du sacre che Benoist dipinse su Elisa – bianca, ricamata in oro, con palmette e spighe – compare il motivo che ritorna nel ritratto di Tofanelli e in quello eseguito da Pietro Nocchi nel 1808, dove la principessa tiene sulle ginocchia la figlia Elisa Napoleona: l’iconografia ufficiale si costruisce sul guardaroba e lo cita fin nei particolari.
La palmetta ricamata è lo stesso motivo che si riconosce nell’abito conservato a Palazzo Mansi, qui eseguito in lamina d’argento anziché in oro. Non il medesimo abito, dunque, ma il medesimo repertorio e la medesima tecnica: quella delle manifatture parigine cui Elisa si rivolgeva per i guardaroba imperiali.
La prova era li, sotto gli occhi di tutti.
Uno degli aspetti più significativi della ricerca di Renata Frediani è il dialogo museografico che collega l’ensemble di abiti di corte e la ritrattistica della principessa.
I dipinti di Marie-Guillemine Benoist Pietro Nocchi e Stefano Tofanelli, riuniti nella stessa sala, non fanno solo da cornice decorativa: fanno da quinta, e la scena che delimitano è quella in cui l’immagine dipinta di Elisa e il suo guardaroba tornano a coincidere.
Sono i ritratti a dire come quelle vesti venivano indossate entro quale cerimoniale, con quali gioielli e quale acconciatura; la vetrina, al centro, restituisce alla vista la materia di ciò che i pittori avevano fissato in immagine.
A questi studi si è richiamato anche Vittorio Sgarbi, nel saggio uscito su Il Giornale il 2 agosto 2026 e dedicato a Bernardino e Pietro Nocchi e al patrimonio napoleonico di Palazzo Mansi, insistendo sul prestigio e sulla rarità dei manufatti riscoperti da Renata Frediani.
Ritrovamento, ricomposizione, prova d’archivio, pubblicazione:
al termine di questo percorso, l’abito ha riacquistato lo statuto di documento e, con esso, la capacità di far parlare insieme la pittura di corte, la cultura materiale e la, seppur breve, stagione napoleonica a Lucca, segnata dal luminoso governo di Sua Altezza Imperiale Elisa Bonaparte Baciocchi.