Monastero di Vicopelago
A tre chilometri dalle mura di Lucca, il convento che fu delle monache agostiniane è stato acquisito dal Comune di Lucca nel 2024 con l’impegno per un suo riuso in chiave culturale e sociale. A questo scopo, l’amministrazione comunale ne ha destinato il piano terra, l’interrato e l’ampio parco produttivo alla Cooperativa Agricola Sociale Calafata con una concessione ad uso gratuito pluriennale che consentirà la ripresa di attività manifatturiere con un progetto di recupero in parte finanziato da Caritas Italiana.
I cimeli pucciniani affidati alla Fondazione Giacomo Puccini - L’ex monastero di Vicopelago è porzione eminente della storia lucchese, ma altrettanto nazionale. Esso fu l’ultima dimora della comunità monastica che dal 1332 aveva abitato il monastero intramoenia di San Nicolao Novello, oggi oggetto di scavi e restauri e sede dell’Istituto d’Istruzione Superiore Niccolò Machiavelli.
Ma l’ex monastero agostiniano interseca anche la storia della musica universale per la frequentazione assidua di Giacomo Puccini, la cui sorella Iginia, con il nome di sr Enrichetta, fu più volte priora della comunità religiosa. Giacomo aveva il permesso di frequentare la comunità per insegnare canto alle sorelle: di qui l’ampio patrimonio di oggetti pucciniani che le Monache Agostiniane – ora presso il monastero di Santa Chiara di Montefalco – hanno affidato in comodato d’uso alla Fondazione Giacomo Puccini: un pianoforte del Maestro, un armonium da lui regalato alla comunità religiosa, un bastone da passeggio, dono ricevuto dopo la prima rappresentazione di Turandot al Teatro Massimo di Palermo, nel 1928, vari spartiti provenienti dalla famiglia Puccini. I partecipanti alla Summer School dovranno restituire alla pubblica utilità il luogo d’ispirazione di Suor Angelica e de La Fanciulla del West.
Nell'estate 2026, 21 partecipanti alla Summer School, iscritta tra le iniziative estive dell’Ateneo di Bologna, hanno lavorato sull’Ex Monastero Agostiniano di Vicopelago per proporre un progetto culturale che garantisca un riuso integrale dell’edificio, compatibile con la sua storia e il significato sociale.