Villa Oliva
Nel suo testamento del 1539, Alessandro Buonvisi lasciò erede di tutti i suoi beni il figlio Lodovico, salvo la villa di San Pancrazio, che riservò alla moglie. La villa risale forse al secolo precedente ed è attribuibile, forse, alla mano fortunata di Matteo Civitali, spirito rinascimentale e indagatore dei delicati rapporti armonici delle architetture. Adagiati su un falsopiano, l'edificio e lo spazio intorno sono un gioco equilibrato di piani, di chiaroscuri di prospettive e volumi.
indirizzo: Via delle Ville, 2034 – San Pancrazio
telefono: 330 446252
e-mail: info@villaoliva.it
sito web: villaoliva.it
accessibilità: informazione non disponibile
orari e costi: per richieste consultare la pagina ufficiale di Villa Oliva
Un disegno di derivazione rinascimentale, un respiro fiorentino e manierista per il disegno complesso e originale, nel panorama lucchese, di villa Oliva. Sono i giochi di volumi e le intersezioni di piani diversi a caratterizzarne l’architettura dell’edifico e degli spazi attorno. La composta facciata a valle contrasta con il largo portico a doppio volume, aperto da un alto colonnato.
Giochi di piani che si intersecano e si inseguono in prospettive sono il tratto distintivo anche del giardino: uno scalone protetto da una volta di carpini; un viale di cipressi; una "stanza di verzura" realizzata con piante di tasso, bosso, alloro; un belvedere coperto da una volta di tassi che si apre suggestivamente sul giardino sottostante, sul paesaggio delle colline e sulla città. La duplice pendenza del terreno che sale verso nord e verso est è risolta con terrazzamenti, muretti, poggi erbosi, basse siepi di bosso, e desta continuamente sorpresa.
Statue di terracotta popolano questo giardino articolato: Diana seduta, col suo fedele cane e il barbagianni nella ragnaia; il "Pitocco" seduto su un muretto e altre fantastiche creature sistemate in finte grotte e fontane; una Sirena sotto lo stemma dei Buonvisi tra cariatidi e satiri ghignanti; un putto accompagnato da cavalli fantastici e altri puttini alati con la coda di pesce; la statua di gusto ottocentesco dell’Abbondanza.