Villa Oliva

Nel suo testamento del 1539, Alessandro Buonvisi lasciò erede di tutti i suoi beni il figlio Lodovico, salvo la villa di San Pancrazio, che riservò alla moglie. La villa risale forse al secolo precedente ed è attribuibile, forse, alla mano fortunata di Matteo Civitali, spirito rinascimentale e indagatore dei delicati rapporti armonici delle architetture. Adagiati su un falsopiano, l'edificio e lo spazio intorno sono un gioco equilibrato di piani, di chiaroscuri di prospettive e volumi.

Facciata sud di Villa Oliva in stile neoclassico e giardino. Al centro della facciata della villa c'è un portale di ingresso sormontato da un terrazzino. In primo piano una fontana con statua di un putto, il prato all'inglese con cespugli di bosso e fiori.

Un disegno di derivazione rinascimentale, un respiro fiorentino e manierista per il disegno complesso e originale, nel panorama lucchese, di villa Oliva. Sono i giochi di volumi e le intersezioni di piani diversi a caratterizzarne l’architettura dell’edifico e degli spazi attorno. La composta facciata a valle contrasta con il largo portico a doppio volume, aperto da un alto colonnato.

Giochi di piani che si intersecano e si inseguono in prospettive sono il tratto distintivo anche del giardino: uno scalone protetto da una volta di carpini; un viale di cipressi; una "stanza di verzura" realizzata con piante di tasso, bosso, alloro; un belvedere coperto da una volta di tassi che si apre suggestivamente sul giardino sottostante, sul paesaggio delle colline e sulla città.  La duplice pendenza del terreno che sale verso nord e verso est è risolta con terrazzamenti, muretti, poggi erbosi, basse siepi di bosso, e desta continuamente sorpresa.

Statue di terracotta popolano questo giardino articolato: Diana seduta, col suo fedele cane e il barbagianni nella ragnaia; il "Pitocco" seduto su un muretto e altre fantastiche creature sistemate in finte grotte e fontane; una Sirena sotto lo stemma dei Buonvisi tra cariatidi e satiri ghignanti; un putto accompagnato da cavalli fantastici e altri puttini alati con la coda di pesce; la statua di gusto ottocentesco dell’Abbondanza.