Sotterraneo del Baluardo Santa Croce
Un percorso espositivo per raccontare le Mura di Lucca, all'interno delle Mura di Lucca
Dove: sotterraneo del baluardo Santa Croce (ingresso da via delle Conce o dalle Rampe del baluardo)
Orari: dalle 10:00 alle 16:00
ingresso: gratuito
accessibilità:
– il percorso è dotato di qrcode per persone cieche e ipovedenti disponibile sul pannello all’ingresso
– accessibile parzialmente a persone con disabilità motorie non accompagnate
per altre informazioni:
Infopoint Mura di Lucca Castello di Porta San Donato, passeggiata delle Mura Urbane
tel: 0583 442213
info@lemuradilucca.it
info@turismo.lucca.it
La mostra permanente Ri-conoscere le Mura è un allestimento pensato per raccontare, attraverso testi, immagini e pannelli tematici, la storia e l’identità delle Mura di Lucca. Un percorso che consente di scoprire, da una prospettiva inedita, la costruzione della cinta bastionata, il suo funzionamento e le trasformazioni che nel tempo hanno cambiato il volto di questo straordinario monumento urbano.
L'allestimento del sotterraneo del baluardo santa croce si articola in due sezioni principali: nella prima, allestita nei corridoi del sotterraneo, una narrazione illustrata guida il visitatore lungo le tappe storiche della costruzione, dalle origini cinquecentesche alla conclusione dei lavori, approfondendo i protagonisti, i cantieri, le soluzioni tecniche e architettoniche adottate.
La seconda sezione, allestita nella cannoniera del sotterraneo, propone dieci pannelli tematici che affrontano altrettanti aspetti della vita e dell’organizzazione legata alle Mura, tra cui le funzioni militari, l’apertura e chiusura delle porte cittadine, la vita quotidiana nei sotterranei e le strategie difensive.
Una postazione video centrale consente di assistere alla rievocazione dell’antico cerimoniale civico legato al controllo degli accessi alla città, mentre pannelli collocati all’esterno spiegano il funzionamento delle sortite e delle gallerie sotterranee.
Il progetto, frutto di una collaborazione tra enti pubblici e studiosi, è basato su fonti documentarie originali provenienti dall’Archivio di Stato di Lucca e rappresenta un’importante operazione di valorizzazione del patrimonio storico e architettonico della città.
Ri-conoscere le Mura non è soltanto una mostra: è un invito a guardare sotto la superficie, a esplorare ciò che è nascosto, a riscoprire un monumento che continua a raccontare la storia di Lucca da dentro, a conoscere l'ambiente soterraneo delle Mura di Lucca.
La storia delle Mura di Lucca coincide con la storia stessa della città. Da oltre duemila anni, Lucca cresce, si difende e si definisce attraverso le sue cinte murarie, che si sono evolute insieme alla sua società, alla sua urbanistica e alla sua visione del mondo.
primo corridoio: la linea del tempo
Episodi storici e aneddoti del periodo della costruzione delle Mura di Lucca. e della relazione con la città.
SECONDO CORRIDOIO: DIECI STORIE DELLE MURA
Con l’arrivo della sorella di Napoleone, la principessa Elisa che governò Lucca dal 1805 al 1814, si accelerava la smilitarizzazione delle Mura.
Già il 13 giugno 1807 una sua disposizione consentiva di uscire liberamente di notte dalla città e, per i mesi da maggio a settembre, autorizzava “il passeggio” sulle Mura sino al suono delle ore 11 della notte nel tratto compreso tra le porte San Pietro e San Donato.
Un intraprendente caffettiere di Lucca, appena otto giorni dopo il decreto, era autorizzato ad aprire sul “baluardo detto di Cittadella” un caffè “provvisto di rinfreschi” sul tipo di quelli che “si usano in Francia”.
Nel suo Diario l’abate Chelini se la prendeva con quel “decreto sovrano” che consentiva alla “gioventù d’ambo i sessi… di potersi rinfrescare con acque gelate, e sorbetti d’ogni specie”.
La Principessa destinò inoltre il baluardo San Martino alle 100 pecore di razza merinos fatte venire dalla Spagna e che furono sistemate nel “capannone che prima serviva per tenervi i cannoni di bronzo”. La riduzione del parapetto per dare visione della campagna, la collocazione di sedili e, nel 1811, l’apertura della nuova porta che ancora oggi reca il nome di Elisa completavano la trasformazione delle mura.



Intorno alla fine dell’Ottocento, in corrispondenza con lo sviluppo del sobborgo di Sant’Anna, si aprì un dibattito su come doveva avvenire il suo collegamento con la città. Scartata l’ipotesi di un ampliamento della porta San Donato, l’Amministrazione Comunale nel 1905 decise di procedere con un vistoso squarcio nelle mura che avrebbe interrotto per la prima volta la loro continuità.
Conosciuto il progetto si alzò una decisa reazione negativa. Si costituì un Comitato che lanciò un appello agli uomini di cultura di tutta Italia. Mandarono la loro adesione per primi i poeti Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio ed insieme a loro Giacomo Puccini che lo giudicava “un vero spregio alle nostre belle mura” e inviò questo telegramma: “Alla protesta contro lo sconcio che vuol farsi alla verde ghirlanda che cinge la nostra Lucca unisco la mia voce che grida al rispetto del vetusto monumento”.
Sommerso da questa ondata di critiche lo squarcio fu evitato ed il progetto fu modificato prendendo la forma che vediamo ancora oggi di porta Sant’Anna.


Scoperte le mura, i lucchesi le apprezzarono non solo come elemento militare di difesa della città ma soprattutto come un nuovo spazio per la loro vita utilizzandole molto spesso per scopi che il Governo non approvava. Da qui il ricorso continuo a leggi e regolamenti che al pari delle “grida” manzoniane non davano risultati.
Per secoli i poveri della città nelle stagioni fredde si ingegnavano a rubare legni caduti a terra e addirittura tagliavano di notte i rami dagli alberi. In estate, per sfuggire alla calura, molti si recavano sulle mura e le donne, incuranti dei divieti, tendevano funi tra gli alberi della scarpata interna per appendervi i panni ad asciugare.
Persino i soldati posti alla guardia delle mura avevano trasformato torrioni e baluardi in orti dove coltivavano le verdure.
All’esterno, lungo il fossato, si metteva a macerare il lino “guastando” l’acqua. Nella zona della “tagliata”, di vitale importanza per la difesa della città, ai controlli che sempre più frequenti il Governo disponeva, risultavano siepi altissime, pergolati pieni di uva, e poi gelsi, noci, fichi e pioppi. Indifferenti alla sorveglianza dei soldati, sugli spalti erbosi e lungo il fossato pascolavano cavalli, pecore, muli e sguazzavano i porci.



Nel 1569 l’ingegnere Alessandro Resta disegnava questa pianta che mette in evidenza proprio la debolezza dello Stato lucchese di ridotta dimensione territoriale e ormai quasi completamente accerchiato da Firenze.
Ai governanti lucchesi bastava guardare questa carta per avvertire la minaccia che incombeva sulla Repubblica. In verde vi è rappresentato il territorio lucchese, in giallo i domini estensi, in bianco lo Stato di Massa, in rosso erano raffigurati i domini fiorentini che con Barga e Pietrasanta stringevano d’assedio Lucca.
Nel cartiglio Alessandro Resta ha disegnato due pantere, animali dell’araldica lucchese che sorreggono lo scudo con l’iscrizione Libertas. Il motto Libertas lo ritroviamo sulle monete, sulle porte delle Mura, sugli Statuti e dava espressione ad un sentimento introiettato nei cittadini fino al punto che lo utilizzavano per battezzare i loro figli.
Con il nome di Libertà veniva chiamato il baluardo che nelle nuove mura era rivolto verso il confine con Firenze, unico dei baluardi a non essere intitolato al nome di un Santo.

Per i lucchesi che vissero al tempo in cui si iniziavano, nel 1544, a costruire le nuove difese, la vista di quel grande ed alto ammasso di terra rivestito di alberi non solo li fece sentire più sicuri ma li convinse che ne avrebbero tratto molti vantaggi. Delle loro reazioni abbiamo l’efficace sintesi di Francesco Bendinelli che nel 1546 registrava nella sua Cronaca: “…la prima piantata fece in breve una grandissima impressione a segno che il popolo tutto ne restò molto satisfatto, per la comodità dello spasso che ne prendeva per passeggiarla come se fosse sua propria Villa”.
Gli alberi piantati sulle mura erano per lo più pioppi bianchi, avevano la funzione di compattare il “terrato” ovvero il terrapieno, il poderoso argine di terra costruito per fermare i colpi di cannone dei nemici ma rappresentavano al contempo una fonte di reddito per la Repubblica. fornivano legna che veniva messa in vendita con pubbliche aste o che era utilizzata per alimentare le fornaci dei mattoni, per i ponti levatoi e per le molte esigenze del cantiere delle mura.
Interessato a questo beneficio economico il Governo stabiliva per legge la protezione dei pioppi con tanto di pene per chi non la rispettava.

La definitiva trasformazione delle mura in luogo di delizia fu opera di Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca dal 1817 al 1824 che utilizzò le competenze dell’architetto Lorenzo Nottolini, al quale si deve anche l’attuale sistemazione con il percorso centrale riservato alle carrozze e due percorsi laterali per i pedoni.
Costante preoccupazione di Maria Luisa era la tutela del decoro delle mura ormai destinate ad ospitare l’elegante passeggio di carrozze e pedoni. Nel 1819 proibiva il transito sulle mura di carri, carretti e barrocci e vietava di introdurre cavalli o altre bestie da soma nei baluardi.
I cavalieri non potevano passare sopra i parapetti e sopra le panchine. Per tutta la “muraglia” non si poteva praticare il tiro della forma di formaggio, il gioco della trottola, delle bocce e della palla che era consentito soltanto all’interno dei baluardi.
Di giorno era vietato l’uso del fosso che circondava le mura per “bagnarsi o lavarsi” mentre la proibizione di “passeggiare o trattenersi ignudi fuori dall’acque” valeva anche per le ore notturne.
Altri divieti impedivano di stendere panni e biancheria sugli alberi.
Il successore di Maria Luisa, il figlio Carlo Ludovico continuò questa azione di tutela e nell’agosto del 1835 introduceva una proibizione che riguardava “Polli, Galline, o altri di Animali di questo genere” che indisturbati andavano vagando sulle cortine, sui baluardi e sul terrapieno della Muraglia.



Nel corso dei secoli con l’arrivare del buio le tre porte, San Pietro, San Donato e Santa Maria, venivano chiuse. Chi era rimasto fuori doveva attendere l’alba per rientrare.
Soltanto in occasione di eventi eccezionali come fu la visita di Carlo V nel 1536 le porte rimasero aperte.
L’ultima porta costruita fu quella di San Donato. Progettata da Muzio Oddi ed iniziata nel 1628 era ultimata nel 1639. Era controllata da una struttura denominata ”
castello” che rappresentava uno dei punti nevralgici del sistema difensivo delle Mura. Della sua importanza fanno fede le pene previste in caso di mancata sorveglianza: il castellano poteva essere esiliato se si allontanava dal suo posto e se avesse fatto entrare uno straniero ne andava della sua vita.
Ultima ad essere costruita porta San Donato fu la prima a rimanere aperta durante la notte. Lo decise il Consiglio Generale nel 1777 stabilendo anche l’obbligo di pagare un pedaggio per l’attraversamento notturno. Ne erano esentati medici, chirurghi, speziali e balie.


Questa medaglia, che dal 1967 è il simbolo del Centro Internazionale per lo Studio delle Cerchie Urbane (CISCU), è la fedele riproduzione della medaglia che nel 1627 fu fatta coniare dal Governo lucchese per essere posta nelle fondazioni del baluardo santa Croce dove attualmente ci troviamo.
Nel suo rovescio si ricorda l’architetto Muzio Oddi che aveva progettato tutta la sistemazione di questa zona.
L’uso di deporre medaglie in occasione delle fondazioni di importanti edifici risale all’età antica.
Questa pratica era parte integrante della cerimonia di messa in opera della prima pietra e si intensificò nel medioevo quando nelle città si alzavano imponenti chiese, come per il Duomo di Siena nel 1284.
La stessa funzione commemorativa e propiziatoria è giunta fino al tempo nostro. Quando il 7 settembre del 1929 iniziarono i lavori di costruzione a Ginevra del Palazzo della Società delle Nazioni vi venne collocato un cofanetto con la lista degli aderenti, la copia degli atti costitutivi e le loro monete.



Per 430 anni la Repubblica di Lucca fu uno stato indipendente al cui vertice stava il Collegio degli Anziani a cui spettavano tutte le decisioni politiche.
Gli Anziani erano dieci, tre per ogni terziere, più un Gonfaloniere scelto a rotazione. Rimanevano in carica due mesi, periodo durante il quale dovevano rinunciare ad occuparsi degli affari privati ed erano obbligati a rimanere chiusi nel Palazzo del Governo dove consumavano anche i pasti e trascorrevano le notti nelle dieci camere a loro assegnate.
Il Gonfaloniere svolgeva un ruolo preminente evidenziato dal suo abito che si distingueva da quello degli altri Anziani. Questi erano vestiti completamente di nero. Il Gonfaloniere portava invece un abito in raso o velluto di color cremisi così come le calze in seta, le scarpe e il cappello. Indossava una vistosa giubba rossa, detta “delle 60 minestre” in omaggio al numero dei pasti che avrebbe consumato nei due mesi del Governatorato. Tanto il Gonfaloniere come gli altri Anziani dovevano provvedere per loro conto a dotarsi delle vesti e delle parrucche che dovevano indossare.





Dopo aver resistito per secoli le Mura rischiarono, con il Novecento, di venire stravolte. La minaccia non veniva da eserciti stranieri ma dalle automobili.
Furono utilizzate come un autodromo per gare di velocità e di raduni. Andò così per la prima parte del secolo quando il possesso di una vettura era riservato alle famiglie benestanti.
Le cose cambiarono quando dalla fine degli anni ’50, incoraggiato dalle utilitarie Fiat, il mercato dell’auto attirò una grande massa di popolazione. Per le Mura il boom automobilistico significò la loro utilizzazione ad anello di scorrimento per ogni tipo di macchina, dalle minuscole 500 agli ingombranti autobus.
Le Mura e gli Spalti si trasformarono allora in un immenso parcheggio. Condizione questa che si aggravava di anno in anno e durava fino alla seconda metà degli anni Ottanta quando sollecitata dalla Soprintendenza ai Monumenti, l’Amministrazione Comunale attuava i primi provvedimenti che liberavano le Mura dalla presenza delle auto.
Resistenze di vario genere si opposero a quei provvedimenti ma non fermarono la direzione imboccata dall’Amministrazione Comunale che salvava l’integrità delle Mura e degli Spalti e restituiva alla città un immenso parco urbano.


i dettagli delle attrezzature della parte della difesa attiva delle Mura di Lucca e della loro costruzione.
LA CANNONIERA






