Infopoint Mura di Lucca Castello di Porta San Donato, passeggiata delle Mura Urbane
tel: 0583 442213
info@lemuradilucca.it
info@turismo.lucca.it
Orari:
invernale: dalle 10:00 alle 16:30
estivo: dalle 10:00 alle 18:00
ingresso: gratuito
accessibilità:
– il percorso è dotato di qrcode per persone cieche e ipovedenti disponibile sul pannello all’ingresso
– accessibile a persone con disabilità motorie non accompagnate
Sala delle Mappe
Lo stemma raffigurante San Donato replica lo stemma in marmo con l’immagine di san Donato attualmente visibile sulla facciata dell’omonima chiesa parrocchiale.
La cornice è riccamente decorata con volute e mascheroni. Sul cartiglio sottostante appare incisa in una forma poco corretta la data 1642, anno di realizzazione del baluardo, la forma corretta sarebbe infatti MDCXLII e non MDCVIIIL.
In origine lo stemma era stato collocato sulla punta del baluardo san Donato vecchio e successivamente spostato sulla punta del nuovo baluardo nel 1639. Nel 1799 infine lo stemma venne trasferito sulla facciata della chiesa parrocchiale di San Donato dove si trova ancora oggi.
LE MURA ROMANE (180 A.C.-XII/XIII SECOLO)
LE MURA MEDIEVALI (XII/XIII SECOLO-XVI SECOLO)
LE MURA RINASCIMENTALI
LUCCA NEL XIX SECOLO
LE MURA ROMANE (180 A.C.-XII/XIII SECOLO)
LE MURA ROMANE (180 A.C.-XII/XIII SECOLO)
Fondata nel 180 a.C. come colonia di diritto latino sui resti di un insediamento più antico, Lucca si dotò ben presto di una propria cinta muraria. Questa struttura difensiva, realizzata in imponenti blocchi di calcare e imponente per l’epoca (raggiungeva i 6-8 metri di altezza e i 2-3 di spessore), non seguiva la classica pianta perfettamente quadrata dei castra militari romani. La sua forma, infatti, fu dettata dalla necessità di adattarsi al fiume Auser, i cui rami circondavano quasi del tutto l’abitato. Per questo motivo, il tratto settentrionale delle mura assecondava in modo curvilineo l’ansa del fiume, mentre a nord-ovest un ampio sperone rettangolare andava a riempire lo spazio lasciato libero da un’altra ansa. A rafforzare il perimetro, oltre alle quattro porte d’accesso, si ergevano diverse torri di guardia a pianta quadrangolare. L’immagine ci restituisce l’aspetto della città intorno al 180 d.C. A quell’epoca, il corso dell’Auser era già stato deviato più a nord per arginare il suo carattere torrentizio, causa di continue inondazioni. Questa prima, possente cerchia romana protesse Lucca per secoli, fino al XII secolo, quando venne sostituita dalle nuove mura comunali. Persa la loro funzione militare, le antiche mura si trasformarono in una cava a cielo aperto per il recupero di materiale edile, mentre alcune delle torri furono inglobate nel tessuto urbano e cedute a privati cittadini.
LE MURA MEDIEVALI (XII/XIII SECOLO-XVI SECOLO)
LE MURA MEDIEVALI (XII/XIII SECOLO-XVI SECOLO)
Le mura medievali di Lucca rappresentano la seconda grande cinta urbana della città, costruita tra XI e XIII secolo per sostituire e ampliare il perimetro romano. Anche se oggi sono quasi completamente inglobate o scomparse, la loro forma, le porte e le torri sono ricostruibili grazie alle fonti storiche e ai resti ancora visibili. Questa immagine ci riporta all’epoca d’oro della Repubblica di Lucca, testimoniando la grandezza della sua cinta muraria medievale. Edificata tra il 1198 e il 1265 per proteggere una città in rapida espansione — arricchita dal fiorente commercio della seta e animata dai pellegrini della Via Francigena — la “Seconda Cerchia” arrivò a racchiudere un’area urbana di 75 ettari.A differenza dei successivi e più noti spalti rinascimentali, l’architettura difensiva del Duecento prediligeva lo slancio verticale. Come si evince dalle strutture superstiti, le cortine si ergevano alte e sottili (fino a 12 metri) per favorire la difesa “piombante” dall’alto. Osservando la costruzione, spicca il sapiente contrasto materico: il paramento esterno in solida pietra calcarea, concepito per resistere agli assedi, è rinforzato all’interno da una struttura in laterizio, unione perfetta di stabilità e rapidità esecutiva.
Il perimetro era strategicamente difeso da torri circolari e semicircolari — una forma ingegnosa per deviare i colpi d’artiglieria ed eliminare i punti ciechi — e da porte monumentali, come Porta San Gervasio e Porta dei Borghi. Queste ultime, affiancate da poderose torri a ferro di cavallo, non erano solo invalicabili complessi militari, ma veri e propri ingressi trionfali che celebravano il potere, l’arte e la civiltà dello Stato lucchese
LE MURA RINASCIMENTALI
LE MURA RINASCIMENTALI
Le mura rinascimentali di Lucca rappresentano uno dei massimi capolavori dell’ingegneria militare europea, un anello di pietra e terra che da oltre cinque secoli definisce l’identità della città. Edificate tra il 1544 e il 1645, furono concepite come un imponente sistema di terrapieni rivestiti di mattoni, progettati per assorbire l’energia cinetica dei colpi d’artiglieria. La struttura si sviluppa lungo un perimetro di circa
4.223 metri, poggiando su una base colossale larga 30 metri che si eleva per circa 12 metri d’altezza rispetto al piano del fossato racchiudendo un cuore di oltre due milioni di metri cubi di terra compattata. Il ritmo della cinta è scandito da dieci baluardi e una piattaforma: questi giganti di mattoni ospitano al loro interno le “sortite”: ampie gallerie voltate un tempo utilizzate per lo spostamento delle truppe e lo stoccaggio delle munizioni, oggi suggestivi passaggi pedonali tra la città e l’esterno. La continuità del perimetro è interrotta solo dalle tre porte rinascimentali originali: Porta San Pietro, Porta Santa Maria e Porta San Donato. A queste si sono aggiunte Porta Elisa, sorta in epoca napoleonica e le novecentesche Porta Sant’Anna e Porta San Jacopo. Sebbene non abbiano mai affrontato un assedio, le mura protessero la città dall’alluvione del 1812 prima di subire una radicale trasformazione sotto Maria Luisa di Borbone. Nell’Ottocento, la sommità della fortificazione fu convertita in un viale alberato, trasformando l’antico apparato difensivo in un iconico giardino pensile che unisce oggi il rigore storico alla bellezza naturale del paesaggio toscano.
LUCCA NEL XIX SECOLO
LUCCA NEL XIX SECOLO
Questa affascinante stampa del 1849 si apre come una finestra temporale su una Lucca sospesa tra la sua anima antica e l’imminente modernità. Attraverso una dettagliata prospettiva a volo d’uccello, l’immagine cattura l’intero nucleo urbano racchiuso nella sua iconica cinta muraria rinascimentale, dove il fitto tessuto di tetti è punteggiato dalle sagome inconfondibili delle torri medievali. Tutto intorno, gli ampi spalti verdi conservano ancora la loro originaria funzione di controllo visivo, separando nettamente la città monumentale dalla pianura circostante. Tuttavia, l’elemento che rompe l’immobilità storica della veduta è situato in basso: la presenza dinamica di un treno a vapore che sbuffa fumo bianco lungo i binari. Si tratta della tratta Lucca-Pisa, inaugurata nel 1846, un dettaglio che trasforma l’opera da semplice veduta paesaggistica a documento storico d’eccezione. All’epoca, questa linea era orgogliosamente considerata la prima ferrovia internazionale italiana, poiché varcava il confine tra due stati sovrani: la Repubblica di Lucca e il Granducato di Toscana. Il contrasto visivo tra la massiccia staticità delle mura cinquecentesche e il movimento della locomotiva racconta con estrema sintesi il passaggio di un’epoca, celebrando un’infrastruttura che, prima ancora dell’Unità d’Italia, stava già accorciando le distanze tra i popoli.
Sala piccola della Buona Guardia
LA BUONA GUARDIA
IL CASTELLANO
IL CORPO DI GUARDIA
LA BUONA GUARDIA
LA BUONA GUARDIA
Avviata la costruzione delle mura, si poneva l’esigenza di organizzare la loro difesa.
La Repubblica di Lucca era chiamata a sostenere un compito assai gravoso che impegnava uomini e risorse: le mura erano uno spazio sensibile del sistema difensivo ed erano sottoposte a regole militari. Per sovrintendere alle diverse operazioni fu istituita una specifica struttura operativa: l’Offizio sopra la Buona Guardia che funzionerà dall’ottobre del 1446 fino al dicembre del 1800.
Spettava agli Anziani, il supremo organo esecutivo della Repubblica, selezionare gli uomini per gli incarichi più delicati per la difesa della città: i Commissari delle Porte e dei Baluardi.
Le regole della selezione erano stringenti: i Commissari, due per ogni Porta, dovevano essere cittadini lucchesi da almeno due generazioni, dovevano saper leggere e scrivere ed avere un’età tra i trenta e i sessanta anni.
IL CASTELLANO
IL CASTELLANO
Ogni Porta prevedeva la presenza di un Castellano che non doveva mai assentarsi dall’edificio realizzato sopra ogni Porta, detto appunto castello. Provvedeva alla custodia delle armi ed al controllo dei movimenti del ponte levatoio e manteneva i collegamenti con i soldati posti all’esterno delle mura dai quali, ogni mattina, si faceva riferire l’andamento della sorveglianza notturna.
Anche il Castellano doveva saper leggere e scrivere e doveva disporre di un garante per la somma di cinquanta scudi, richiesti come garanzia per gli archibugioni e le altre munizioni che gli venivano affidate.
Poteva allontanarsi dal castello solo per recarsi alle funzioni religiose nei giorni comandati.
Due tratti di corda e l’esclusione perpetua da tutti gli offici della Repubblica erano la pena prevista per il Castellano che di notte avesse fatto entrare una persona priva dei necessari contrassegni e del lasciapassare. Se l’intruso era uno straniero, il Castellano, rischiava il taglio della testa.
IL CORPO DI GUARDIA
IL CORPO DI GUARDIA
Per ogni Porta era assegnato un corpo di guardia di trenta uomini armati. Avevano mansioni diverse: sergente, alfiere, lancia spezzata, tamburo, cancelliere. Potevano diventare soldati tutti gli abitanti della città che avessero compiuto i 35 anni e non superato i 60. Tanto loro come i padri dovevano essere nati nel territorio della Repubblica.
I soldati dovevano possedere le armi necessarie al servizio: l’archibugio, il morione (casco militare) e la fiasca, mentre la polvere da sparo veniva loro ceduta a prezzo agevolato.
Tutti i soldati erano mobilitati durante la notte ed infatti dovevano pernottare alla Casaccia situata vicino al Palazzo del Governo, da dove alla mattina partivano inquadrati per recarsi ad aprire le Porte.
Era vietato categoricamente giocare in detta stansa ad alcun gioco prohibito ne… menarci, o lasciarci entrare alcuna donna tanto di giorno come di notte.
Nella Lucca del tempo il gioco, delle carte o dei dadi era molto diffuso e tra coloro che più vi si dedicavano erano proprio i soldati addetti alla sorveglianza delle Porte.
La loro giornata comprendeva lunghi periodi di sostanziale inattività che venivano riempiti giocando a carte o ai dadi.
Sala grande del Gigante
LA SARACINESCA
IL GIGANTE IMPRIGIONATO NELLE MURA DI LUCCA
IL MIRACOLO DI SAN PAOLINO
LA SARACINESCA
SISTEMA DI MOVIMENTAZIONE DELLA SARACINESCA DELLA PORTA SAN DONATO
Nelle fortificazioni rinascimentali del XVI e XVII secolo, l’apertura delle saracinesche lignee o “cateratte” era affidata a complessi sistemi meccanici situati nella camera di manovra sovrastante il passaggio della porta.
L’Argano o Verricello
L’elemento centrale era un grande asse orizzontale in legno, attorno al quale venivano avvolte le funi o le catene collegate alla saracinesca.
Sistemi di Carrucole e Contrappesi utilizzati a partire dal XVII secolo
Per bilanciare l’enorme peso della grata (che poteva superare i 150-200 kg anche per porte medie), i trattatisti prevedevano spesso dei contrappesi.
Questi scorrevano in appositi vani verticali all’interno della muratura, riducendo drasticamente la forza necessaria per mantenere la saracinesca in posizione elevata.
Questo sistema era presente anche nella Porta San Donato, dove ci troviamo adesso.
Dispositivi di Sicurezza e Rilascio Rapido
In caso di emergenza, il sistema doveva permettere una chiusura istantanea attraverso un meccanismo di Sgancio: l’argano era dotato di un meccanismo di blocco che poteva essere disinserito rapidamente, lasciando cadere la saracinesca per gravità.
La base della saracinesca era spesso rinforzata con punte metalliche per massimizzare l’impatto e conficcarsi nel suolo, impedendo che venisse sollevata dall’esterno.
IL GIGANTE IMPRIGIONATO NELLE MURA DI LUCCA
IL GIGANTE IMPRIGIONATO NELLE MURA DI LUCCA
Lucca nel corso della sua storia repubblicana non aveva mai visto sorgere nelle piazze e nei luoghi cittadini all’aperto le sculture monumentali dedicate agli eroi e ai personaggi di rilevanza pubblica. Solo alla caduta della repubblica avvenuta nel 1799 con l’arrivo dei napoleonidi e poi i successivi governi, ognuno di questi volle affermare la propria immagine di potere anche con statue celebrative dei propri leader.
Il baluardo San Paolino, assieme ai baluardi della Libertà, al San Regolo e al baluardo Santa Maria, vide quindi erigere “la prima ondata” di busti e statue. Ma è dal 1918 al 1934 che Lucca ebbe la seconda e maggiore “ondata” vedendo sorgere uno dopo l’altro, tanti monumenti quanti mai ne aveva visti nell’arco di cinque secoli.
In epoca fascista sul baluardo San Paolino, dopo la rimozione della statura detta “Il Carlaccio” oggi conservato al Museo Guinigi, si provvide erigere il monumento ai Martiri fascisti. Primo di una lunga serie di monumenti lucchesi che saranno tutti commissionati “incredibilmente” al medesimo scultore lucchese Francesco Petroni (Lucca 1878–1960) che già nel 1900 aveva realizzato una lapide in bronzo celebrativa in memoria del musicista Alfredo Catalani, posta in via Santa Giustina.
Petroni nel 1907 aveva poi chiesto ed ottenuto dal comune di Lucca che gli fosse concesso l’uso del castello di porta San Donato, dove ci troviamo oggi, come suo studio e laboratorio di scultura modificando persino la struttura originaria con l’apertura di una nuova enorme finestra per fare entrare luce e dove ancora oggi possiamo ammirare il gesso a grandezza naturale di un nuovo monumento da dedicare al musicista lucchese Alfredo Catalani commissionato nel 1945 dal Comune.
La realizzazione di questa enorme scultura ha avuto una storia lunga, sofferta e travagliata.
Si pensi che già dal 1919, dopo la messa in opera della targa celebrativa, la Società Musicale lucchese si era prodigata con un proprio comitato a raccogliere fondi per la fusione di una statua in bronzo in ricordo dell’illustre musicista lucchese. Per tutte le vicende belliche nel frattempo intercorse ed altre difficoltà di natura burocratico finanziaria del comitato ideatore, la statua venne finalmente realizzata grazie anche ai contributi dei cittadini residenti all’estero, “i lucchesi nel mondo” e fu inaugurata il 19 settembre 1954.
Ai nostri giorni il monumento appare in tutta la sua monumentalità, anche grazie alla sistemazione della nuova alberatura, al centro del baluardo San Paolino.
Si ringrazia L’archivio Fotografico Lucchese del Comune di Lucca “Arnaldo Fazzi – Fondo Ettore Cortopassi”
IL MIRACOLO DI SAN PAOLINO
Per secoli il 12 luglio, festa di san Paolino, patrono di Lucca, è stato celebrato con particolare intensità: culmine delle celebrazioni la messa solenne e lo sparo a salve dell’artiglieria.
Il 12 luglio 1664 i festeggiamenti rischiarono di finire in tragedia. Per negligenza dei bombardieri sparò un cannone carico di proiettili che si indirizzarono contro il ponte dove transitava molta gente venuta dal contado. I proiettili colpirono quattro persone che rimasero illese. Alla scena assisteva una gran massa di lucchesi ed immediatamente si gridò al prodigio.
San Paolino circondato dagli angeli è raffigurato nell’atto di esercitare la sua protezione: dai suoi occhi partono i raggi benefici che frenano le palle sparate dal cannone piazzato sul baluardo san Donato.
Il quadro dà una rappresentazione “cinematografica” dell’evento, radunando una fitta serie dei personaggi che vi presero parte o vi assistettero. Si può così cogliere la movimentata dinamica che caratterizzò quel momento fatale.
Precisa ed attenta è la descrizione della piazza d’armi dove si sta preparando il disastro: il cannone centrale ha appena fatto fuoco ed è attorniato da un folto gruppo di bombardieri addetti al suo funzionamento.
Per quello sparo tutto il corpo dei Bombardieri venne messo sotto accusa e il Consiglio Generale decise di purgarli perché troppo puntuali non nel servitio, ma nella riscossione delle paghe.
Per tutti i 225 bombardieri venne stabilito che per rimanere in servizio dovevano essere sottoposti ad un nuovo rigoroso esame.
La scena mette in evidenza il momento in cui due bombardieri corrono ad informare il Comandante del disastro avvenuto. Veniva immediatamente avviata una severa indagine che riservò brutte sorprese ai governanti lucchesi.
Dalla relazione risultò non solo l’inettitudine dei Bombardieri ma anche l’ inefficienza delle artiglierie alle quali era affidata la difesa di Lucca: cannoni vecchi, usurati e a rischio di esplosione. Risultati che li chiamavano in causa: i governanti avrebbero dovuto ammettere di aver sottovalutato la gravità della situazione e di aver lasciato senza difesa la loro città.
In loro soccorso intervenne san Paolino con il suo miracolo che già l’8 agosto 1664 veniva ufficialmente riconosciuto dal Vicario Vescovile.
Completano la scena diverse figure che partecipano alla festa patronale: sul ponte gente che entra e esce dalla città, sulle mura soldati di guardia, giovani che si divertono e un gruppo di uomini impegnati a giocare a dadi.
Il quadro offre anche una rappresentazione di notevole fedeltà della cinta muraria e di quelle fortificazioni esterne in terra che garantivano la prima difesa della città. Si segnala inoltre un falso storico rappresentato dalle due statue in marmo collocate nella parte superiore della Porta. La loro realizzazione fu decisa dal governo due anni più tardi per manifestare la riconoscenza nei confronti dei due santi protettori, Paolino e Donato, per il miracolo del 12 luglio 1664. Le statue sono opera dello scultore Giovanni Lazzoni di Carrara.