A spasso nella musica

Lucca e la musica, un binomio inseparabile.

il palcoscenico del teatro del giglio con il sipario chiuso, dal palco reale.

Le sue architetture, le sue piazze e le strade, i suoi monumenti, persino l’Orto Botanico e gli spalti verdi delle Mura diventano un suggestivo palcoscenico naturale per concerti, spettacoli e festival di fama internazionale. Un avvicendarsi di luoghi e personaggi, di paesaggi sonori e atmosfere che raccontano di eccellenti musicisti nati a Lucca e di rockstar di passaggio.

Nel centro storico di Lucca si trova la casa in Corte San Lorenzo dove nacque e visse il celebre compositore: oggi è il Museo Pucciniano – Casa Natale. Nella piazza Cittadella, proprio di fronte, il monumento in bronzo dell’autore di Nessun Dorma vi aspetta per un’indispensabile selfie.

disegno con il ritratto in stile pop di turandot su una saracinesca di lucca

Interno del piccolo giardino Tegrimi di fronte a Palazzzo Orsetti. C'è una persona seduta su una panchina. Il giardino è circondato da un muro su cui si arrampica un glicine e in cui si aprono due finestre e una porta. Ci sono dei grandi alberi.

facciata dell'Hotel Grand Universe in stile neoclassico. Al piano terra una fascia a bugnato, due ingressi e due grandi finestre con cornici


Dirimpetto all’Hotel, l’elegante e storico Teatro del Giglio, uno dei più antichi teatri pubblici d’Italia, che ha celebrato cantanti, musicisti e ballerini di fama mondiale e lo stesso Puccini, che ha curato personalmente la messa in scena di alcune delle sue opere più famose e che viene celebrato ogni anno nella variegata stagione lirica e nel programma dei Puccini Days.


Rock e pop, invece, la colonna sonora della contigua Piazza Napoleone, la grande piazza dedicata all’Imperatore, recintata su tre lati da un filare di platani secolari e dall’ampia facciata di Palazzo Ducale, dove ogni estate si svolge il Lucca Summer Festival con star della musica nazionale e internazionale in uno scenario unico.

La musica risuona da sempre anche nelle sale di rappresentanza del Palazzo Ducale, che nel XIX secolo fu la reggia di Elisa Bonaparte e che ancora oggi testimonia lo splendore dello stile imperiale. Le sue sale ospitano oggi concerti di musica classica, da camera e sperimentale, nel ricordo dei virtuosismi “diabolici” e seducenti del leggendario Niccolò Paganini, primo violinista di corte e protagonista di indimenticabili serate musicali nel teatro “verde” di Elisa intagliato nel bosso e nel tasso, nel parco della principesca residenza di campagna Villa Reale di Marlia. In via S. Frediano, una targa ricorda il soggiorno lucchese del musicista.

folla davanti al palco di Lucca summer festival ai piedi le mura di Lucca, durante un concerto

Primo piano della scultura in bronzo di Luigi Boccherini in abiti settecenteschi che suona il viloncello davanti alla chiesa gotica di Santa Giulia.


L’Istituto Musicale è uno dei più antichi d’Italia. All’interno ancora tracce di Giacomo Puccini, che fu allievo della scuola (allora Istituto Pacini) e che nel 1891 lasciò all’Istituto gran parte della ricca biblioteca di famiglia. 696 manoscritti musicali, per lo più autografi, di Giacomo senior (1712-1781), Antonio (1747-1832), Domenico (1772-1815) e Michele (1813-1864), composizioni ecclesiastiche, cantate profane e un gruppo di autografi di Giacomo Puccini junior che è quasi tutto ciò che resta dell’opera giovanile del grande compositore.

Non lontano da qui, nella Cattedrale di San Martino, compare ancora il nome dei Puccini, esponenti di spicco della vita musicale della città, essendo stati tutti cantori e organisti della cattedrale. Il grande organo è ancora perfettamente funzionante ed è protagonista di rassegne e concerti estivi, tra cui la nota rassegna Musica in cattedrale, oltre al Mottetone di Santa Croce, una composizione originale eseguita ogni anno per la Festa del Volto Santa la sera del 13 settembre al termine della Luminara.

Organo barocco della cattedrale di Lucca sotto la volta dipinta con cielo stellato e santi.



i gadget delle Mura di Lucca

tavola apparecchiata per la colazione con tazza con il logo delle Mura di Lucca

Le Mura di Lucca sempre con te

La linea di gadgets dedicata al monumento simbolo della città, per portarsi a casa un ricordo utile e prezioso della vacanza in Toscana, ma anche per i tanti lucchesi che vogliono regalarsi un piccolo oggetto legato alla propria amata città.

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Il MIracolo di San Paolino

Nella cinquecentesca chiesa di san Paolino e Donato, un grande dipinto racconta la storia del miracolo di san Paolino.

Particolare del dipinto del

Nella cinquecentesca chiesa di san Paolino e Donato, un grande dipinto racconta la storia del miracolo di san Paolino.

Nell’anno 1664, il giorno delle celebrazioni del santo patrono di Lucca si facevano sparare cannoni per i festeggiamenti, ma quel giorno, i cannoni non furono caricati a salve, come previsto ed erano puntati sulla folla! Solo l’intervento miracoloso del santo fece si che la folla assiepata sotto le mura si salvasse.

Il dipinto, realizzato a commemorazione da Giovanni Domenico Lombardi Detto Omino nel 1682/ 1751 ca racconta bene la scena ch si svolge sulle nuove mura rinascimentali di cui si ricostruisce cene la struttura. San Paolino è in alto a destra circondato dagli angeli.
Sotto di lui, nella la piazza d’armi, il Capitano dei bombardieri e l’aiutante del capitano sorvegliano i cannoni.

A sinistra del cannone sono due tamburini e tre bombardieri, un portabandiera e una Lancia spezzata.

Sul ponte di fronte alla porta san Donato progettata dall’urbinate Muzio Oddi tra il 1628 e il 1639 e ultimata nel 1667 con la sistemazione ai suoi lati di due statue effigianti i Santi Paolino e Donato, una folla di gente, come anche sul piazzale del bastione, a conferma che si tratta di un giorno di festa.

Un altro dipinto, attribuito a Pompeo Pinotti, posto sul muro di controfacciata, rappresenta il Santo così come è consueto rappresentarlo a Lucca: con la città di Lucca tra le mani, in questo caso la città romana ben riconoscibile dalle mura con torrioni.

La stessa raffigurazione si trova sulla porta di san Donato e nel coro della cattedrale dove pure viene rappresentato il miracolo del 1664.

S. Paolino è stato il primo vescovo di Lucca e martire sul Monte Pisano, un tempo noto per la presenza di molti eremiti e religiosi.

Il 15 giugno 1261 il vescovo di Lucca accordava delle indulgenze in memoria di tre martiri, solo elencati per nome: Paolino vescovo e discepolo di s. Pietro apostolo, primo vescovo di Lucca, Severo presbitero e Teobaldo soldato.
I martiri nominati in quell’occasione finirono nell’oblio ma non san Paolino che divenne primo vescovo ed evangelizzatore e patrono, nonostante l’antico culto tributato al vescovo locale san Frediano e quello già dato come patrono della Chiesa lucchese a san Martino, a cui era dedicata la cattedrale.
Il culto per s. Paolino, aumentò nei secoli successivi; tra il 1518 e 1519 venne eretta al santo patrono, su disegno di Baccio da Montelupo, una più ampia e ricca basilica dove è conservato il sarcofago antichissimo, con l’epigrafe descrivente il ritrovamento delle reliquie di s. Paolino, di s. Severo e s. Teobaldo.

Partono da questa basilica le celebrazioni del santo patrono che culminano nel Palio di san Paolino la notte della festa, precedute da canti, musiche e giochi di bandiera.

San Paolino un patrono d’eccezione

Il 12 luglio, si festeggia San Paolino, Patrono di Lucca. Ce la racconta Paola Moschini, dell’Associazione di Guide Turistiche Lucca Info & Guide.

un gruppo di sbandieratori in notturna dietro al cattedrale

Lucca è una città con alcune eccezioni che la rendono speciale. Una volta arrivati nella piazza centrale, quella che dalle origini romane è stato il cuore, da dove tutto ebbe inizio nel 180 a.C.,  quella chiesa che il visitatore si trova davanti non è il Duomo come si aspetterebbe, ma è la Chiesa di San Michele, senza altri appellativi. Poi dopo un vagare e perdersi tra le vie strette e ombrose appare la Cattedrale, con il suo originale portico e con un cavaliere nell’atto di tagliare il mantello, che fa presagire si tratti di San Martino e quindi viene automatico pensare che il generoso soldato romano sia il patrono della città, ma non è così.

Una casa per due

Il protettore della Repubblica Lucense è il meno noto, San Paolino. Non si hanno notizie sicure sulla vita e tanto meno dell’esistenza di questo primo vescovo che, secondo leggenda, fu inviato da San Pietro stesso a convertire il popolo lucchese. Era il tempo di Nerone e delle persecuzioni cristiane e il giovane Paolino morì da martire. La chiesa attuale con una lineare facciata in calcare bianco, che sorge nella zona ovest della città è stata riedificata agli inizi del 1515 e resiste tutt’oggi come unica chiesa rinascimentale della città.

Non è in realtà “casa” solo del patrono Paolino, ma anche di San Donato, che rimase senza dimora quando con il piano della tagliata fu demolito il borgo esterno per costruire la nuova cinta muraria rinascimentale e quindi fu colta l’occasione di incaricare il fiorentino Baccio da Montelupo che costruisse una casa per due.

Fatto sta che pochi sanno di questa doppia titolazione e a confonderci ancora di più le idee sono le statue in facciata, sembrano quasi gemelli, chi è chi? E’ San Paolino quello a destra con la mano sul petto e lo sguardo rivolto verso il cielo e San Donato quello a sinistra che indica verso l’esterno, quasi a dire della sua provenienza fuori dalle mura?

I due vescovi fanno però “coppia fissa” anche sopra la porta delle mura, questa però semplicemente nota come Porta San Donato, una delle tre porte originali. In questo caso, San Paolino è facilmente riconoscibile perché accompagnato da un putto con in mano una Lucca murata in miniatura.

Balestre e cannoni tra passato e presente

I festeggiamenti del patrono, sono da sempre tema importante per la vita di una città. A Lucca già dal medioevo vengono realizzati i cosiddetti Giorni di San Paolino che tra cortei, concerti, mostre, celebrazioni religiose e luminare raggiungono il culmine con il giorno del Palio che cade esattamente il 12 Luglio. Ed eccoci di nuovo all’eccezione: niente contrade, ma terzieri (San Martino, San Paolino e San Salvatore) concorrono, non in una gara a cavallo, ma bensì in una sfida di tiro con la balestra.

Questi abilissimi uomini e anche qualche donna in stile Giovanna d’Arco, si sfidano ancora oggi seguendo l’antico Ordo Pro Balistarii, il regolamento che prevede che ogni saettatore spari la sua veretta, firmata con il suo nome, ad un bersaglio detto rotella o segno posto a una distanza di 36 metri e la sua mira da cecchino medievale faccia arrivare la freccia il più vicino possibile al centro, ovvero alla brocca. Sembrerà ovvio, ma da qui deriva il modo di dire, forse un po’ toscano, “averla imbroccata”…

primo piano della punta di una freccai di balestra

La santità del vescovo Paolino si rivelò però a molti anni dalla sua morte, addirittura alla metà del 1600, quando proprio durante le celebrazioni per il patrono, uno degli eventi previsti e più partecipati era la Gazzarra delle Artiglierie. I cittadini si radunavano sulle mura, sul baluardo San Donato e i cannoni caricati a salve, sparavano per far fumo e rumore. Purtroppo qualche bombardiere commise un errore e il cannone era realmente carico e al suo scoppio avrebbe potuto colpire tutto il pubblico, ma ecco che San Paolino arriva dall’alto del cielo ed evita la strage. La tela del pittore lucchese Gian Domenico Lombardi, conservata presso la Chiesa di San Paolino è una chiara e interessante rappresentazione del miracolo.

Particolare del dipinto del "Miracolo di San Paolino". Ci sono gruppi di persone sulle Mura di Lucca in abiti seicenteschi. In primo piano la piazza d'arme dove alcuni militari fanno sparare i cannoni. Sulla sinistra e sulla destra gruppi di persone guardano la scena sporgendosi dai muretti di contenimento della piazza del balaurdo e della passeggiata.

Chiaro che gli Anziani della Repubblica giustificarono l’accaduto come un evento prodigioso sia per far credere ai cittadini che il Santo Patrono vegliava su Lucca in qualsiasi momento, sia per dimostrare ai nemici che la tragedia era stata sfiorata, ma evitata, proprio perché la città aveva una protezione divina che la rendeva più forte.

C’è ovviamente la spiegazione tecnica-scientifica di una palla con una carica di polvere degradata, questo però toglie il fascino della storia e del tempo in cui ci si affidava più alla speranza e alla fede.

Infatti, nel 1631, le reliquie di San Paolino furono fatte sfilare sulle mura e i 160 cannoni si fecero sentire con una gazzarra che udirono persino i Pisani che si unirono ai Lucchesi, per una volta nella preghiera che celebrò la fine della peste.

L’estate di San Martino

… dura tre giorni e un pezzettino.

Statua in marmo bianco di San Martino a cavallo che dona il mantello al povero sulla facciata della cattedrale di san Martino di Lucca

A Lucca e in lucchesia, san Martino è molto amato sin dall’epoca longobarda in cui il culto venne introdotto in lucchesia, così come quello di altri santi guerrieri e militari. Nel centro storico gli è stata dedicata al cattedrale e nei paesi delle colline e della Piana di Lucca molti paesi portano il nome del santo ed hanno chiese a lui dedicate, a ricordare lo stretto legame che San Martino ebbe in vita con gli agricoltori. Sarà per questo che nell’atrio della cattedrale c’è un singolare calendario che ricorda quali sono i principali lavori per accudire le campagne e renderle produttive.

Sulle colline San Martino in Vignale, ad esempio, circondato da uliveti, vigneti e boschi di querce

e poco distante, San Martino in Freddana, la cui chiesa parrocchiale ricostruita nel 1904 in un vivace stile eclettico è dedicata appunto al nostro Santo.
Dalla parte opposta (nord-est), San Martino in Colle, celebre per la presenza della maestosa e leggendaria Quercia delle Streghe un albero monumentale di 600 anni e una chioma di oltre 40 metri di diametro.
Tanti luoghi da vedere per la prima volta o riscoprire, passeggiando lentamente per le strette vie cittadine o i sentieri nella natura, illuminati dai colori caldi e intensi dell’autunno.

San Martino di Tours è patrono della Francia, delle Guardie Svizzere pontificie, di mendicanti, albergatori e cavalieri.Tutti conoscono la storia di Martino, soldato romano e guardia imperiale presso la città di Amiens, in Gallia.

In una fredda giornata, durante un giro di ronda a cavallo,

incontrò un mendicante seminudo e sofferente. Impietosito prese la spada che teneva con sé e tagliò a metà il suo mantello militare, donandone una parte al pover’uomo. La notte seguente in sogno gli apparve Gesù, rivestito con la metà del suo mantello. Martino si convertì, fu battezzato e molti anni dopo divenne vescovo di Tours.
Si dedicò con passione alla sua missione di “pastore”, soprattutto nelle zone rurali ed agricole.

Anche i proverbi e detti popolari sono spesso legati ai riti e alle usanze della tradizione contadina.

L‘ estate di San Martino sono i giorni ad inizio novembre nei quali il tempo è solitamente piacevole e alludono al gesto di generosità verso il mendicante, che indusse anche il cielo a schiarirsi e la temperatura a farsi più mite.
Queste giornate coincidono anche con il periodo di maturazione del vino nuovo e a San Martino ogni mosto diventa vino, occasione di ritrovo e festeggiamenti  in cui celebrare i frutti della terra e brindare con il vino novello, accompagnato da caldarroste e una buona zuppa frantoiana con un piccante l’olio appena franto.
 

Lucca, dicevamo, ha dedicato a San Martino nientemeno che la sua chiesa più importante,

l’imponente cattedrale in stile romanico lucchese.

Una grande statua che raffigura il santo di Tours a cavallo mentre divide il suo prezioso mantello con il povero è una delle decorazioni che arricchiscono la facciata della chiesa.
Anche uno degli undici baluardi delle Mura è intitolato a San Martino, tra Porta San Jacopo e Porta Santa Maria. Suggestive le sue gallerie sotterranee illuminate, un tempo locali di deposito per armi e munizioni, oggi passaggi pedonali per entrare nel cuore della città. Al di sopra i resti delle cannoniere e di un singolare torrione della vecchia cerchia muraria, inglobato nella nuova struttura del baluardo cinquecentesco.

Due grandi dimore storiche

I due Musei Nazionali di Lucca sono l’occasione per conoscere due epoche importanti nella toria di Lucca e i personaggi che le hanno vissute.

Facciata della villa Guinigi. un volume basso e lungo in mattoni. Nella parte bassa. al centro c'è un atrio con colonnato in pietra serena. Nella parte alta una specie di galleria formata da finestre a trifora. sulla destea la statua del carlaccio

I Musei nazionali di Lucca: Villa Guinigi e Palazzo Mansi, due dimore storiche che, oltre ad ospitare i due Musei nazionali cittadini, sono l’occasione per conoscere due dimore aristocratiche e un viaggio indietro nel tempo in due importanti momenti della storia di Lucca.

Villa Guinigi

museo della città e del suo territorio, fu la dimora di Paolo Guinigi, signore di Lucca dal 1400 al 1430. La sua fama è pari a quella della consorte, Ilaria del Carretto, il cui monumento funebre è considerato uno dei capolavori del periodo tardo gotico/rinascimentale.
Percorrendo le sue sale si snoda la storia della città attraverso la collezione archeologica, con pezzi databili dall’VIII secolo a.C., fino al Settecento, con opere d’arte in prevalenza a soggetto sacro e una sorprendente galleria di dipinti.

(Via della Quarquonia, 4 tel. 0583.496033 – prenotazione obbligatoria aperto al pubblico dal martedì al sabato dalle ore 12.00 alle ore 19.30 )

Palazzo Mansi

trasformato alla fine del XVII secolo dai Mansi, che ne erano i proprietari, in “palazzo di rappresentanza” è una tappa importante nel percorso della via della Seta a Lucca, storia ancora sconosciuta a molti di cui è sicuramente la più importante testimonianza.

(Via Galli Tassi, 43 tel. 0583.55570) è aperto al pubblico dal martedì al sabato – ingresso esclusivamente con visite accompagnate alle ore: 12.00; 13.00; 14.00; 15.00; 16.00; 17.00; 18.00) costituisce invece un documento esemplare di come doveva apparire la dimora di una famiglia di mercanti lucchesi nel Seicento e Settecento.
 

biglietto: intero € 4.00 – ridotto € 2.00;
Cumulativo Musei nazionali di Villa Guinigi e Palazzo Mansi: intero € 6.50 – ridotto € 3.25 (valido tre giorni). Ingresso gratuito per i visitatori di età inferiore ai 18 anni.  
Riduzioni e gratuità secondo le norme di legge.

POV: 2 torri e 3 campanili

Panorama dei tetti di Lucca dalla torre Guinigi con la torre delle Ore e il campanile di San Michele. Sul fondo il Monte Pisano e le colline

Nella città dei tetti rossi, fitta di strade, con altane con vista su giardini nascosti, la tentazione di una vista dall’alto è grande.

A Lucca ci sono molte occasioni per godere di una “vista a volo d’uccello”. Una passeggiata sulle Mura di Lucca è un buon inizio, ma si può andare più in alto.

Alcuni disegni e dipinti della città medievale ci mostrano uno skyline caratterizzato da numerosi edifici verticali.

Torri di difesa, case torre, torri di palazzo, campanili.

Molti di loro sono ancora oggi ben integrati nel tessuto urbano. Alcuni di essi sono accessibili e dalla sommità si può godere il bellissimo panorama della piana di Lucca.

Sono l’elegante torre di Palazzo Guinigi (230 gradini), inconfondibile con la sua corona di lecci in cima; la torre dell’orologio comunale, detta Torre delle Ore (207 gradini), che batte da secoli il “tempo di Lucca” e che ancora oggi funziona grazie a un meccanismo di precisione che risale al XVIII secolO e la cui struttura è visibile all’interno della torre, e il possente campanile della Cattedrale di San Martino (217 gradini), coronato da merlature guelfe.

Poco lontana dalla Torre Guinigi, proprio lungo il percorso di Via Fillungo, la via principale di Lucca, si trova la La Torre delle Ore, torre civica della città sin dal XIV secolo, contraddistinta meccanismo dell’orologio realizzato nel 1752 dal ginevrino Louis Simon, proprio per la torre di Lucca. Due anni dopo fu installato un nuovo quadrante, opera dell’orologiaio lucchese Sigismondo Caturegli e tre nuove campane, fuse da un altro lucchese, Stefano Filippi. La salita per la stretta scala che poi si apre sulla terrazza e sul panorama della città è un’esperienza singolare da non perdere in un soggiorno a Lucca.

Ci sono poi i campanili delle chiese, grandi e possenti,

con merlature guelfe che identificano la posizione della città nel mondo politico medievale posti strategicamente in prossimità delle Mura ed utilizzati, oltre che come campanili, anche come torri di avvistamento.

Quello della cattedrale di Lucca è il primo ad essere stato reso accessibile al pubblico. Nel percorso di salita, si attraversa la balconata che si affaccia sulla navata centrale della chiesa e offre una spettacolare veduta sull’interno con i suoi matronei gotici e i possenti pilastri. Dal Campanile della cattedrale di San Martino lo sguardo scorre sulla zona sud della città, la vicina piazza Napoleone, l’angelo di San Michele e la passeggiata delle Mura di Lucca oltre le quali si intravedono la linea decisa dell’acquedotto otocentesco che attraversa le campagne fino al Monte Pisano.

La più recente apertura, invece, è quella del Campanile della basilica di san Frediano in questo caso sul lato nord, ma sempre in prossimità delle Mura. Da qui, il panorama si attarda sulla vicina piazza dell’Anfiteatro, sul tracciato sinuoso della via Fillungo e il giardino del Palazzo Pfanner, i torrioni della porta di Borgo delle Mura medievali e infine spazia, verso l’esterno, fino al Serchio, alle colline che separano la Piana di Lucca dalal Versilia e oltre, fino a incontrare l’inconfondibile profilo delle Alpi Apuane.

Dai sotterranei al cielo, dalla fondazione ai nostri giorni, è l’esperienza della visita alla basilica di San Giovanni.

Il Complesso Monumentale ed Archeologico dei SS. Giovanni e Reparata custodisce alcune delle più impotanti testimonianze della storia di Lucca, dall’epoca romana ai giorni nostri, frutto di una importante campagna di scavi e restauri iniziata alla fine degli anni Settanta, e conclusa con la musealizzazione dell’intero complesso all’inizio degli anni Novanta.

Sotto la chiesa di San Giovanni c’è infatti una delle aree archeologiche più importanti di Lucca, percorribile su passerelle metalliche. Ma dopo al visita ai sotterranei, non mancate di salie la stretta scala del campanile che porta fino a un altro panorama sui tetti della città.

Gli alberi delle Mura di Lucca

Per appassionati di botanica e curiosi un itinerario sulle Mura “dell’ottocento”, quelle che da fortificazione diventarono la più amata della passeggiate urbane, quella dei lunghi viali alberati e dei colori delle stagioni.

chiome di alberi contro il cielo

Finchè furono edificio militare, le alberature servivano principalmente a rinforzare i terrapieni e consolidare la costruzione.

Il muro si appoggiava ai tre gradoni interni e la passeggiata non era che un camminamento per i militari. I salici, i pioppi, gli olmi, le stesse solide alberature che crescevano spontaneamente nella piana di Lucca, con buone radici e poche pretese qui crescevano per consolidare la costruzione. Non si trattava di giardini, però: l’accesso ai bastioni era proibito ai civili, perchè “zona militare”, e custodito da guardie armate che alloggiavano nelle “casermette”, sopra i bastioni, e nei “castelli” sopra le porte.

Nel XIX secolo, decaduta da tempo la vocazione militare, il loro destino naturale pare quello di trasformarsi in un parco urbano.

Da un’idea della Principessa Elisa, fu però la Duchessa Maria Luisa di Borbone a dare il via ai lavori del “ pubblico passeggio”. Da piazza Napoleone, davanti al Palazzo Ducale, inizia il percorso. Un giro di platani, e poi verso il Caffè delle Mura, e ancora viali di platani fino alla rotonda delle carrozze del Baluardo San Paolino.

Da allora i bastioni che avevano ospitato fino ad allora piazze d’armi e soldati si ingentilirono di romantici giardini e viali ombrosi e si aprirono al passeggio dei borghesi. Le alberature esistenti sostituite con più eleganti, profumati e soprattutto ordinati filari di platani, lecci, tigli, su ogni cortina, alternati ad esotici ginko biloba, cedri, camelie, liriodendri, araucarie, aceri, ippocastani, dal Nuovo Mondo e dal Lontano Oriente.

Gli alberi di Lucca sono quasi tutti qui, sopra le Mura. All’interno delle Mura, pochi giardini e ben protetti, ai quali ci si può solo, talvolta, affacciare da grandi finestre per “spiare” lo spettacolo della natura. O sospinti fin sulle torri come il “giardino pensile” della Torre Guinigi, i cui lecci, piantati sulla sommità, segnalavano la torre già da lontano. 

disegno di una foglia di platano a forma di rettangolo con tre punte grastagliate

Platano

disegno della foglia di un acero campestre, a fomra di mano aperta

Acero campestre

disegno della foglia di un tiglio a forma di cuore

Tiglio

disegno della foglia di una quercia rossa di forma ovale molto frastagliata

Quercia rossa

disegno della foglia di pioppo di forma ovale

Pioppo

disegno della foglia di un olmo, di forma ovale leggermente frastagliata

Olmo

disegno di una foglia di bagolaro, di forma ovale con una marcata punta, leggermente frastagliata

Bagolaro

disegno di un rametto di cedro del libano con mazzetti di aghi

Cedro del Libano

disegno di un rametto di cipresso noramericano con foglie a rametti e coccole

Cipresso Nordamericano

disegno della foglia di un ippocastano a forma di palma con 5 fogliea forma di goccia riunite al picciolo

Ippocastano

disegno della foglia di un faggio rosso di forma tonda ovaleggiante con bordo ondulante

Faggio Rosso

disegno della foglia di un liriodendro, di forma quadrata con due punte laterali e due alte

Liriodendro

disgno della foglia del leccio di fomra ovale con bordi frastagliati cerdso l'alto

Leccio

disegno della foglia di gingko biloba dalla caratteristica forma a ventaglio

Gingko

Di porta in Porta

lo stipite curvo in pietra serena della finestra

Di porta in Porta

Di legno o ferro battuto, medioevali e rinascimentali, semplici o intarsiate con raffinati decori e meravigliosi stemmi nobiliari, le porte di Lucca raccontano la storia della città e il suo passato. 

Una passeggiata insolita nel centro storico, un tour alternativo tra porte, portali e portoni, ognuno diverso, pronti a svelare secoli di storia, condurre tra palazzi e giardini fantastici, racconti e personaggi senza tempo e tesori inaspettati che possono trovarsi anche dietro la più anonima e insospettabile delle porte.

Palazzo Bernardini, una porta sul fantastico

Di fronte a Palazzo Bernardini, nel cuore di Lucca, l’attenzione di chi passa davanti è catturata dal grande portone, progettato da Nicolao Civitali, figlio del maestro lucchese del Rinascimento Matteo e fortemente influenzato dallo stile fiorentino del Cinquecento.

palazzo Bernardini di Lucca, una facciata semplice a due piani e un piano di servizio. sopra la copertura c'è un'altana

Scolpito e ornato da splendide decorazioni e solitamente aperto, il portone conserva uno stile affascinante, una splendida rosata in ferro battuto e magnifici battenti con teste di moro.

Ad uno sguardo più attento non sfuggirà la pietra stranamente curva della finestra alla destra del portone d’ingresso. La leggenda narra che durante la realizzazione del maestoso edificio gli inizi del Cinquecento il diavolo convinse i Bernardini, famiglia di mercanti lucchese tra le più antiche e potenti della città, ad abbattere un’immagine della Madonna non in linea con il progetto di Civitali.

Quando gli operai iniziarono a lavorare sullo stipite la pietra iniziò ad incurvarsi. E così ogni volta che si tentava di riportarla diritta. Da allora la pietra del diavolo è uno dei tanti misteri della città.

Palazzo Mansi, una porta di casa

Spingete la sua bella ed elegante porta, sormontata dallo stemma dei Mansi, famiglia di origine germanica diventata uno delle più potenti di Lucca. Entrate nel palazzo, tra i più lussuosi e raffinati della città, oggi un museo nazionale ricco di tesori da scoprire.

Faciata interna del Museo Nazionale di Palazzo Mansi su 4 piani. Al piano terra un portale in pietra seerena e tre finestre. Su un lato un piccolo giardinetto. Al piano nobile una loggia con archi e colonne in pietra serena su cui si arrampica una vite selvatica spoglia. Al piano superiore finestre rettangolari con cornici di pietra serena come all'utlimo piano, arretrato.

Costruito tra la fine del ´500 e gli inizi del ´600, conserva grande parte degli arredi originari, una pinacoteca con opere di Vasari, Tintoretto e Pontormo e un prezioso ed esuberante ciclo di arazzi fiamminghi che riveste le pareti delle quattro sale del piano nobile fino alla magnifica Alcova degli sposi.

Aprire le porte di questa signorile dimora è viaggiare nella storia di Lucca, ammirare le sete lucchesi celebrate e indossate in tutto il mondo, gli abiti di dei Gonfalonieri della Repubblica e della principessa Elisa Bonaparte, sorella dell’Imperatore Napoleone, ascoltare i racconti della triste storia d’amore della bella Maddalena Trenta e le avventure amorose di Lucida Mansi, nobildonna vissuta nel 1600, che ancora oggi nelle notti di luna piena si può vedere apparire tra le placide acque del laghetto dell’Orto Botanico dopo avere venduto l’anima al Diavolo in cambio dell’eterna bellezza.

Palazzo Orsetti, una porta sulla storia

I magnifici portali monumentali spiccano sulla semplicità del palazzo, residenza prima dei Diodati e poi degli Orsetti. Una vera e propria attrazione per chi attraversa le tipiche strade di via Santa Giustina e via di Loreto.

Portale di ingresso di Palazzo Orsetti. Il portale è in pietra serena, in ordine dorico decorato a bassorilievo con allegorie e figure della mitologia. Ai lati del portale ci sono due grandi finestre con cornice di pietra serena e grate.

La porta che si affaccia davanti al giardino, attribuita al talento creativo dell’artista Nicolao Civitali, è un’opera d’arte tra cornici in arenaria, trofei in rilievo e alla sommità dei battenti adornato da figure mitologiche di un tritone e una sirena.

Da lì il passo è breve per l’entrata del palazzo, un lungo corridoio a metà del quale si apre uno scenografico scalone e sul pianerottolo lo sguardo è attirato dai magnifici dipinti della Congiura ai danni di Wallenstein di Pietro Paolini e un Amore e Psiche di Pontormo.

E poi ancora verso la Sala degli Specchi, tra sontuosi tendaggi rossi ed esuberanti lampadari che trasportano come d’incanto nell’atmosfera nobiliare della Lucca del Settecento.

L’oratorio degli Angeli Custodi, una porta sulla meraviglia

Un’entrata quasi anonima, nascosta tra i tortuosi vicoli e le strette strade del centro storico.

Interno dell'Oratorio degli Angeli Custodi con affresco a trompe l'oeil raffigurante architetture barocche, stucchi dorati e putti che reggono festoni di fiori. Alle pareti laterali sono appesi grandi dipinti.

Una porta di legno verde come tante altre disseminate nel centro storico segnalata soltanto d aun affresco che ritrae un angelo custode coi piedi leggermente sollevati dal suolo intento ad indicare ad un fanciullo, tenuto per mano, la via della salvezza.

Aprite questa piccola porta ed entrate in uno scrigno prezioso ed unico, un luogo sorprendente e inaspettato, guidati dagli angeli e da un’esplosione di colori e armonia.

L’Oratorio degli Angeli, in via dell’Angelo Custode, a pochi passi dalla Torre Guinigi, risale al 1638 per volontà del religioso lucchese Bonaventura Guasparini che dedicò la vita ai più sfortunati.

Sulle pareti della sala, impreziosita da un organo che risuona per concerti ed eventi musicali, si è rapiti da un viaggio angelico attraverso nove tele realizzate nella seconda metà del Seicento, da San Girolamo e la visione dell’Apocalisse ai capolavori del lucchese Girolamo Scaglia a Matteo Boselli, Pierfilippo Mannucci e Antonio Franchi.

Torre delle Ore, una porta verso il cielo

Piccole porte per grandi panorami. Nella centralissima via Fillungo, nell’affollata e brulicante strada dello shopping, passa quasi inosservata.

Una porticina verde scura, alta poco meno di due metri, incastonata dentro pietre poderose e secolari, sulla cui sommità una piccola targhetta dorata riporta la scritta Torre delle Ore.

il portoncino di ingresso alla torre delle Ore si apre sulla muratura di grandi conci in pietra

Da questa porta fiabesca si può toccare il cielo con un dito, dopo avere percorso i 207 scalini per raggiungere la cima della torre a 50 metri di altezza.

Una fatica ripagata da una vista meravigliosa sulla città e il suo dedalo di strade, i meravigliosi scorci sui palazzi e i tetti rossi delle case.

Meno famosa della dirimpettaia torre Guinigi, ma bella, slanciata e dal fascino particolare, dal 1390 segna l’ora della città con i suoi rintocchi che si possono sentire in ogni angolo. Dalla metà del Settecento grazie ad un orologio di altissima precisione, capolavoro di ingegneria orologiaia del ginevrino Louis Simon.

Porta santa Maria, una porta nelle Mura di Lucca.

Alte, poderose e spettacolari le Porte delle Mura come castelli svettano sulla città.

Attraversare queste porte, costruite tra il Cinquencento e il Seicento, è fare un salto nella storia di Lucca tra antichi portali, santi e vergini, stemmi araldici, animali mitologici e resti di catene e ponti levatoi. Un’esperienza per conoscere le origini della città.

Da sistema difensivo per respingere le minacce esterne sono diventate semplici varchi di accesso al centro storico quando la cinta muraria rinascimentale è stata riconvertitaad uso civile nei primi dell’Ottocento.

Porta San Pietro, Porta Santa Maria e Porta San Donato sono le più antiche.

Dentro le Mura si possono ammirare anche le porte monumentali  Porta dei Borghi, Porta San Gervasio e Porta San Donato vecchia che delimitavano la città prima dell’ampliamento della cerchia muraria

Le fontane di Lucca

Le fontane di Lucca

Nella storia di Lucca, quella dell’acqua è una storia al contrario. Mentre altre città nascevano a cavallo dei fiumi, i lucchesi se ne tenevano ben lontani.

Statua neoclassica della fontana della Naiade, in piazza San Salvatore. Una figura femminile in calcare bianco, con una veste drappeggiata, capelli raccolti e un'anfora. Alle sue spalle i palazzi di Lucca.

La fondazione della città, in epoca romana, fu impegnativa in mezzo ad una pianura dove l’acqua la faceva da padrona con torrenti e paludi. Il nome stesso della città deriva dal termine ligure Luk che indica un luogo in cui si riflette la luce.

In compenso non furono necessari acquedotti e cisterne, ma solo un numero imprecisato di pozzi, da cui attingere direttamente l’acqua dal sottosuolo, e fossi e “fratte” che continuarono ad attraversare il centro per lungo tempo per portare via l’acqua.
Dei pozzi il più celebre è quello “miracoloso” di Santa Zita, sulla facciata del palazzo di via Fatinelli, in via Fontana, che ospitò i servigi della piccola Santa.
Grazie al suo intervento l’acqua si trasformò in vino per dissetare un povero pellegrino.

bassorilievo sul pozzo di santa Zita

Nel 1863 fu finalmente completato l’acquedotto che, dai Monti Pisani, porta (ancora) ottima e sana acqua corrente nella moderna città. Dentro le mura, come lungo le arcate, “spuntano” un numero di garbate fontanelle  “per uso civico” e un paio di fontane e “di lusso” più importanti per abbellire le piazze.

Procuratevi una borraccia e, nel centro storico di Lucca, non vi mancherà mai acqua fresca e deliziosa per dissetarvi anche nelle più torride delle estati.

La prima fontana pubblica è nella chiusa dell’Orto Botanico in prossimità del vivaio. Una grande vasca raccoglie il getto d’acqua e si contende l’interesse di numerose varietà di passeri e insetti.

In Piazza Anfiteatro, in piazza Antelminelli, Piazza Napoleone e nella corte delle Uova si trovano le fontanelle per uso civico, dal disegno sobrio e privo di vezzi, montate su un piedistallo rettangolare in pietra di Guamo.
Più eleganti quelle lungo la via dei Fossi, in prossimità della Madonna dello Stellare, e della Porta medievale di S. Gervasio e Protasio, in Piazza della Magione, recinte da pilastrini.  Qui l’acqua sgorga dalle bocche di mascheroni montati su pilastri di calcare bianco con un un decoro a festone e si raccoglie in nicchie rovesciate. 

La Fontana di porta san Gervasio a Lucca. Un cilindro di marmo con due vasche in cui versano due zampilli di acqua. Ai lati ci sono le case

Ci sono poi le fontane realizzate “per lusso” della città, più belle e monumentali.  Sono le fontane di Piazza Antelminelli,  Piazza San Salvatore e piazza del Gonfalone: la prima  è una bassa e larga vasca circolare di marmo apuano ornata da mascheroni e circondata da pilastrini e catene a protezione e al centro uno zampillo altissimo.

L’altra fontana, collocata garbatamente su un lato della piazza san Salvatore, per non ostacolare il percorso delle carrozze. Un alto piedistallo con tre bocche che gettano acqua, ai lati, in due comode vaschette pensili e sul fronte in una  grande vasca classicheggiante appoggiata a terra. Su questa base si alza la figura femminile della Naiade, per i lucchesi familiarmente “la Pupporona” , che suscitò  scandalo per i suoi abiti discinti, tanto che il Vescovo ne chiese la rimozione. Ma non fu ascoltato.

Statua neoclassica della fontana della Naiade, in piazza San Salvatore. Una figura femminile in calcare bianco, con una veste drappeggiata, capelli raccolti e un'anfora.

L’architetto Lorenzo Nottolini aveva un gran senso della Storia. L’acquedotto monumentale si arresta di fronte alle Mura rinascimentali per non intaccare l’imponente monumento. In Piazza Antelminelli, per la fontana collocata di fianco alla cattedrale romanica, pensa ad un disegno lieve con un alto zampillo che ne segnala la presenza. Per la pavimentazione utilizza i materiali locali, la pietra di Guamo i ciottoli del fiume, per la vasca e i pilastrini che contengono l’area, i calcari di Santa Maria del Giudice. 

La fontana di piazza Antelminelli a Lucca. Dall'alto ha unaforma perfettamente rotonda con uno zampillo nel mezzo e poi si susseguono un cerchio di marmo, uno di pietra di guamo per la base, 20 pilastrini di marmo collegati con una catena e una canletta di sassi di fiume