Lucca Gustosa 2026

Benevenuti a questa tavola!

Vi aspettiamo a Lucca Gustosa, dal 6 all’8 marzo al Real Collegio e nelle piazze di Lucca, con tanti appuntamenti, tanti amici e tanti ospiti, con la direzione artistica di Peppone Calabrese (RaiUno) e “condito” dal prezioso EVOO di Lucca Olive Oil You del Maestrod’Olio Fausto Borella,

Lucca Gustosa è una tavola diffusa per la città, dove poter apprezzare i migliori piatti tipici e quelli dell’innovazione, dove trovare persone che del cibo hanno fatto il loro mestiere, dal campo alla tavola.

Dove confrontarsi sui gusti e sulle abitudini alimentari e trovare nuovi sapori, nuovi racconti, nuovi paesaggi del gusto.

In questa tavola l’Olio di Oliva Extravergine è l’ospite d’onore. Con lui ci saranno anche i vini d’Italia, lo street food, i produttori, le cucine quotidiane e quelle raffinate, interi menù e singoli piatti da gustare, da guardare, da ascoltare.

Consulta il programma completo con gli orari e le modalità di prenotazione per le singole iniziative su

Lucca Gustosa

Un calendario ancora più ampio e articolato, che unisce divulgazione, intrattenimento, mercati, laboratori, cene tematiche e ospiti di rilievo nazionale confermando il forte legame tra tradizione, gusto, cultura e convivialità.

Peppone Calabrese, volto noto di RaiUno e apprezzato critico enogastronomico, con la sua competenza e il suo entusiasmo accompagnerà la città in un prcorso attraverso sapori autentici e racconti di territorio.

Ci saranno momenti ai fornelli e attorno alla tavola con gli showcooking di con grandi ospiti come Hiroko Shoda “chef Hiro” e Valentina Alunno, la Cooking Experience con chef Matthew Cook, le fantastiche colazioni e brunch di Buona la prima di Cook_inc e la prima assoluta e pop di InPasti San Frediano, le generose cene conviviali a cura delle Fornelle.

Resterete senza parole!

Ma a quello provvedono ospiti di provata competenza sul cibo in tutte le sue esperssioni.

È lo stesso Peppone Calabrese che da il via con il suo storytelling Quando il cibo racconta un territorio e poi ci saranno il convegno Cibo, media e racconti dei territori con esponenti di primo piano del mondo Rai e del giornalismo nazionale seguite da due interventi di voci autorevoli: la preziosa Lectio Magistralis del prof. Marino Niola su Che cos’è la cucina italiana e la Masterclass di Davide Rampello su Perchè la cucina italiana è patrimonio dell’umanità?

Silvio e Giulio Giordano, visual artist e illustratore, offrono invece uno sguardo del tutto speciale su Visual Food – fumetto, intelligenza artificiale e immaginazione

E i bambini?

I bambini sono benvenuti alla tavola di Lucca Gustosa con i laboratori guidati dagli agri-influencer e volti noti dei social media Andrea Micale e Michele Monopoli, e con i dotti laboratori del Maestrod’Olio dedicati alla conoscenza dell’olivo e del patrimonio olivicolo italiano.

La loggia del Gusto

E poi c’è un momento popolare della manifestazione, quando la campagna arriva in città alla Loggia del Gusto sotto Palazzo Pretorio. Qui trova spazio il progetto De.C.O. e, per una volta fuori sede, qui si danno appuntamento le sagre paesane di Aquilea, Sant’Angelo, Santa Maria del Giudice e Antraccoli con le loro zuppa frantoiana, tordelli, polenta con i pioppini e, per finire, i delicati necci con la ricotta dell’Accademia degli Infarinati.

Tra la Loggia e il Real Collegio, un percorso di mercati da una piazza all’altra della città.
Dalle 10.00 alle 19.00 partenza da Piazza San Martino dove trovare Il Gusto dell’Italia in piazza, per poi passare in Piazza Napoleone al mercato Campagna Amica di Confartigianato e Coldiretti e inoltrarsi in via Fillungo per raggiungere Piazza Anfiteatro e le degustazioni di Lucca in Vino, Piazza San Frediano per il Festival delle tradizioni italiane e infine la preziosa mostra mercato di

Lucca Olive Oil You

Una mostra mercato dell’olio extravergine artigianale: oltre trenta produttori provenienti da tutta Italia, più di sessanta etichette in degustazione e dieci Artigiani del Gusto impegnati in abbinamenti e creazioni dedicate, masterclass guidate da Fausto Borella, approfondimenti scientifici con esperti nutrizionisti sui benefici dell’extravergine nella dieta contemporanea, showcooking.

Sempre nell’ambito del progetto trovano spazio la Carta dell’Olio, che coinvolge i ristoranti della Lucchesia nella valorizzazione degli extravergini artigianali, e il percorso educativo “Un olivo in ogni scuola”, patrocinato dall’Ufficio Scolastico Regionale.

E la sera?

Una caratteristica di Lucca Gustosa sono gli spettacoli sul cibo. Quest’anno

A tavola – Un viaggio ironico e poetico intorno alla tavola, tra piatti, tovaglie e ospiti in arrivo, a cura di EAT – Enogastronomia a Teatro e …e spezzò il pane – il Cenacolo Vinciano tra parole e musica” di e con Federico Quaranta che chiude l’edizione 2026 di Lucca Gustosa.

Per tre giorni il centro storico di Lucca è una tavola a cui siedono produttori, attività locali, ristoratori e operatori del territorio.

Siete tutti invitati!

Un itinerario gustoso

Particolare della facciata della cattedrale di San Martino con bassorilievi e intarsi in marmo di diversi colori. Nei bassorilievi sono raffigurati i mesi dell'anno come contadini. Luglio batte il grano, agosto raccoglie i frutti, Settembre pigia l'uva nel tino, ottobre toglie il vino dalla botte, novembre ara i campi con due buoi, dicembre ammazza il maiale. Sopra ci sono i bassorilievi con le storie di San Martino. A sinistra San Martino guarisce un indemoniato sdraiato nel suo letto e accudito da tre donne. Dalla sua bocca esce un diavoletto. Due frati aiutano san Martino.

per le vie e le piazze della città inseguendo immagini, ricordi e profumi…

Nelle formelle del bassorilievo dei mesi, nell’atrio della cattedrale di San Martino, marzo con i suoi attrezzi da contadino è già tornato nei campi, e si dedica alla potatura delle piante, che di lì a poco metteranno i fiori e poi i primi frutti.

E’ uno dei 12 personaggi che altrettanto zelanti svolgevano il loro lavoro, lavoro da campagna, legato alla terra e al cibo, attività che tutt’oggi da vita al territorio, e fonte inesauribile di ricchezza per le tavole.
I dodici mesi dell’anno rappresentati dai dodici mestieri e dai dodici segni zodiacali sono ancora lì, ben conservati, vicino alla vita di San Martino e alle storie dei Santi.

Inizia da qui un itinerario gustoso nel centro storico di Lucca

inseguendo profumi, sapori e aneddoti storici che suggeriamo di fare il sabato mattina per un motivo che scoprirete alla fine.

Da piazza San Martino, Piazza San Michele si raggiunge in due passi. Ma non percorriamo la strada più semplice. Da Piazza Napoleone cerchiamo, oltre gli alberi che la circondano, un arco, ed entriamo. E’ un angolo molto bello e nascosto della città, due corti contigue che si inseriscono nella struttura regolare delle strade romane. Il primo cortile (a Lucca “la corte”) è alto e stretto. Vi si affacciano case in mattoni dalle tipiche forme medievali con tanto di balcone, stemma di casata e davanzali per i secchi dell’acqua che al tempo arrivava direttamente dai pozzi a terra. Il secondo rivela l’origine romana della struttura con le sue case a ballatoio e travi in legno a vista.

E’ la corte del Pesce, l’uscita su via Pescheria non lascia dubbi sul mercato che vi si svolgeva in altri tempi. Pesce d’acqua dolce principalmente, proveniente dai canali intorno alla città e dal lago di Sesto.
Sembra che i Lucchesi del tempo preferissero di gran lunga il pesce di acqua dolce a quello di acqua salata.

Da via Pescheria, sulla destra, si passa a via Beccheria. Un toponimo derivante dal tardo latino bocharîa e bocharius che attraverso il francese medievale indicano rispettivamente la macelleria e il macellaio, italianizzati in beccheria e beccaio.

Eccoci in Piazza San Michele. Uno dei due centri, insieme a Piazza dell’Anfiteatro, del centro storico di Lucca. Sina dal XIV secolo, era il luogo di mercato soprattutto dei grani, ed era tenuta in cosi’ alta considerazione che nelle immediate vicinanze era proibito tenere porci, anche se a scopo di vendita. Successivamente vi trovarono sede banchi di cambisti e di mercanti di sete. Ne resta testimonianza sui graffiti su un lato della chiesa che raffigurano navi, minareti, fortezze.

Chiesa di San Michele in foro con il campanile. La parte bassa ha arcate cieche per tutto il perimetro e nella parte più alta una fila di loggette. La facciata ha un profilo a a vela, è decorata con schiere di loggette sovrapposte e sormontate dalla statua di San Michele che sconfigge il drago e due angeli che suonano. Su un angolo della facciata cè un altare pensile con la statua della Madonna con bambino.

Il genius loci di questo angolo della città ha fatto si che qui intorno alla piazza si radunassero pasticcerie, forni, enoteche, gelaterie e altri negozi di specialità che vi lasciamo scoprire da soli.

Riprendiamo il nostro giro dalla corte delle Uova la zona dedicata al piccolo mercato di pollame e proseguiamo in Via del Moro il cui deriva da un’antica locanda che si chiamava appunto “del Moro” nella zona, all’angolo tra via del Moro e via San Giorgio, conosciuta come Il “cantone della taberna Maggiore”. Conviene a questo punto fare un salto al piccolo Museo Domus Romana casa del fanciullo sul delfino per approfondire la gastronomia delle taberne romane.

Qui, oltre alla visita, si può partecipare (a richiesta) a visite guidate e buffet d’epoca preparati con attenzione storica minuziosa.

Terminata la visita, ci tuffiamo nuovamente tra i vicoli, ripercorriamo via San Giorgio, via Streghi e siamo così in piazza del Carmine dove l’edificio dell’ex mercato ci si presenta con la sua facciata regolare. Ma è un rifacimento non troppo lontano nel tempo. Il Mercato del Carmine era un convento, capita spesso nel centro storico di Lucca di trovarne ristrutturati e dedicati ad altri usi. Fu interamente ceduto al Comune nel 1868, e nel 1930 divenne mercato al minuto di generi alimentari, fino agli anni ’90. La torre campanaria è diventata la torre dell’orologio.

Ed eccoci infine in piazza dell’Anfiteatro. L’alter ego moderno di Piazza San Michele che fu individuata per ospitare il mercato delle vettovaglie in strutture semi-permanenti e che mantenne questo utilizzo fino ai primi anni del ‘900 quando fu, appunto trasferito al Mercato del Carmine. La piazza era animata da voci e urla di tutti gli ambulanti e dei cittadini che vi si recavano per la spesa giornaliera, pane, verdure, carni e pesce. Per anni, prima dell’attuale fama, vi rimasero solo i venditori di castagne in inverno.

Non abbiamo ancora finito. C’è un luogo ancora da scorpire, bisogna uscire da porta Santa Maria e inoltrarsi nel Borgo Giannotti, in quello che a tutti gli effetti è ancora “centro storico” seppur fuori dalle Mura rinascimentali. Il Borgo finisce quando si incontra il fiume e li, all’incrocio delle strade che arrivano dalla montagna della Garfangana e dalla costa della Versilia, si trova il Foro Boario, la struttura ottocentesca che ospitava il mercato degli animali. Oggi invece ospita varie attività tra cui mercati dell’usato e, il sabato mattina, il mercato contadino.

Se è sabato, appunto, approfittate per riempire il cestino delle delizie del mercato e trovare un posticino che vi piace lungo il parco fluviale dove fare merenda.

mercato contadino del foro boario a lucca

A spasso nella musica

Lucca e la musica, un binomio inseparabile.

il palcoscenico del teatro del giglio con il sipario chiuso, dal palco reale.

Le sue architetture, le sue piazze e le strade, i suoi monumenti, persino l’Orto Botanico e gli spalti verdi delle Mura diventano un suggestivo palcoscenico naturale per concerti, spettacoli e festival di fama internazionale. Un avvicendarsi di luoghi e personaggi, di paesaggi sonori e atmosfere che raccontano di eccellenti musicisti nati a Lucca e di rockstar di passaggio.

Nel centro storico di Lucca si trova la casa in Corte San Lorenzo dove nacque e visse il celebre compositore: oggi è il Museo Pucciniano – Casa Natale. Nella piazza Cittadella, proprio di fronte, il monumento in bronzo dell’autore di Nessun Dorma vi aspetta per un’indispensabile selfie.

disegno con il ritratto in stile pop di turandot su una saracinesca di lucca

Interno del piccolo giardino Tegrimi di fronte a Palazzzo Orsetti. C'è una persona seduta su una panchina. Il giardino è circondato da un muro su cui si arrampica un glicine e in cui si aprono due finestre e una porta. Ci sono dei grandi alberi.

facciata dell'Hotel Grand Universe in stile neoclassico. Al piano terra una fascia a bugnato, due ingressi e due grandi finestre con cornici


Dirimpetto all’Hotel, l’elegante e storico Teatro del Giglio, uno dei più antichi teatri pubblici d’Italia, che ha celebrato cantanti, musicisti e ballerini di fama mondiale e lo stesso Puccini, che ha curato personalmente la messa in scena di alcune delle sue opere più famose e che viene celebrato ogni anno nella variegata stagione lirica e nel programma dei Puccini Days.


Rock e pop, invece, la colonna sonora della contigua Piazza Napoleone, la grande piazza dedicata all’Imperatore, recintata su tre lati da un filare di platani secolari e dall’ampia facciata di Palazzo Ducale, dove ogni estate si svolge il Lucca Summer Festival con star della musica nazionale e internazionale in uno scenario unico.

La musica risuona da sempre anche nelle sale di rappresentanza del Palazzo Ducale, che nel XIX secolo fu la reggia di Elisa Bonaparte e che ancora oggi testimonia lo splendore dello stile imperiale. Le sue sale ospitano oggi concerti di musica classica, da camera e sperimentale, nel ricordo dei virtuosismi “diabolici” e seducenti del leggendario Niccolò Paganini, primo violinista di corte e protagonista di indimenticabili serate musicali nel teatro “verde” di Elisa intagliato nel bosso e nel tasso, nel parco della principesca residenza di campagna Villa Reale di Marlia. In via S. Frediano, una targa ricorda il soggiorno lucchese del musicista.

folla davanti al palco di Lucca summer festival ai piedi le mura di Lucca, durante un concerto

Primo piano della scultura in bronzo di Luigi Boccherini in abiti settecenteschi che suona il viloncello davanti alla chiesa gotica di Santa Giulia.


L’Istituto Musicale è uno dei più antichi d’Italia. All’interno ancora tracce di Giacomo Puccini, che fu allievo della scuola (allora Istituto Pacini) e che nel 1891 lasciò all’Istituto gran parte della ricca biblioteca di famiglia. 696 manoscritti musicali, per lo più autografi, di Giacomo senior (1712-1781), Antonio (1747-1832), Domenico (1772-1815) e Michele (1813-1864), composizioni ecclesiastiche, cantate profane e un gruppo di autografi di Giacomo Puccini junior che è quasi tutto ciò che resta dell’opera giovanile del grande compositore.

Non lontano da qui, nella Cattedrale di San Martino, compare ancora il nome dei Puccini, esponenti di spicco della vita musicale della città, essendo stati tutti cantori e organisti della cattedrale. Il grande organo è ancora perfettamente funzionante ed è protagonista di rassegne e concerti estivi, tra cui la nota rassegna Musica in cattedrale, oltre al Mottetone di Santa Croce, una composizione originale eseguita ogni anno per la Festa del Volto Santa la sera del 13 settembre al termine della Luminara.

Organo barocco della cattedrale di Lucca sotto la volta dipinta con cielo stellato e santi.



i gadget delle Mura di Lucca

tavola apparecchiata per la colazione con tazza con il logo delle Mura di Lucca

Le Mura di Lucca sempre con te

La linea di gadgets dedicata al monumento simbolo della città, per portarsi a casa un ricordo utile e prezioso della vacanza in Toscana, ma anche per i tanti lucchesi che vogliono regalarsi un piccolo oggetto legato alla propria amata città.

T-shirt, felpe, shopper in tessuto, cappellini, tazze, matite e borracce con il logo ufficiale le trovate ai bookshop dell’Infopoint Mura di Lucca, al Castello di Porta San Donato Nuova, e all’Infopoint di Piazzale Verdi.

Per tutti i cittadini e gli ospiti in visita, amanti della lettura e veri appassionati di Lucca, nei bookshop troverete anche testi dedicati alla storia millenaria della città, editi da Maria Pacini Fazzi Editore, e i Quaderni dell’Historica Lucense.

I gadget delle Mura di Lucca sono in vendita in esclusiva presso gli infopoint di Lucca e al bookshop della Torre Guinigi

Il MIracolo di San Paolino

Nella cinquecentesca chiesa di san Paolino e Donato, un grande dipinto racconta la storia del miracolo di san Paolino.

Particolare del dipinto del

Nella cinquecentesca chiesa di san Paolino e Donato, un grande dipinto racconta la storia del miracolo di san Paolino.

Nell’anno 1664, il giorno delle celebrazioni del santo patrono di Lucca si facevano sparare cannoni per i festeggiamenti, ma quel giorno, i cannoni non furono caricati a salve, come previsto ed erano puntati sulla folla! Solo l’intervento miracoloso del santo fece si che la folla assiepata sotto le mura si salvasse.

Il dipinto, realizzato a commemorazione da Giovanni Domenico Lombardi Detto Omino nel 1682/ 1751 ca racconta bene la scena ch si svolge sulle nuove mura rinascimentali di cui si ricostruisce cene la struttura. San Paolino è in alto a destra circondato dagli angeli.
Sotto di lui, nella la piazza d’armi, il Capitano dei bombardieri e l’aiutante del capitano sorvegliano i cannoni.

A sinistra del cannone sono due tamburini e tre bombardieri, un portabandiera e una Lancia spezzata.

Sul ponte di fronte alla porta san Donato progettata dall’urbinate Muzio Oddi tra il 1628 e il 1639 e ultimata nel 1667 con la sistemazione ai suoi lati di due statue effigianti i Santi Paolino e Donato, una folla di gente, come anche sul piazzale del bastione, a conferma che si tratta di un giorno di festa.

Un altro dipinto, attribuito a Pompeo Pinotti, posto sul muro di controfacciata, rappresenta il Santo così come è consueto rappresentarlo a Lucca: con la città di Lucca tra le mani, in questo caso la città romana ben riconoscibile dalle mura con torrioni.

La stessa raffigurazione si trova sulla porta di san Donato e nel coro della cattedrale dove pure viene rappresentato il miracolo del 1664.

S. Paolino è stato il primo vescovo di Lucca e martire sul Monte Pisano, un tempo noto per la presenza di molti eremiti e religiosi.

Il 15 giugno 1261 il vescovo di Lucca accordava delle indulgenze in memoria di tre martiri, solo elencati per nome: Paolino vescovo e discepolo di s. Pietro apostolo, primo vescovo di Lucca, Severo presbitero e Teobaldo soldato.
I martiri nominati in quell’occasione finirono nell’oblio ma non san Paolino che divenne primo vescovo ed evangelizzatore e patrono, nonostante l’antico culto tributato al vescovo locale san Frediano e quello già dato come patrono della Chiesa lucchese a san Martino, a cui era dedicata la cattedrale.
Il culto per s. Paolino, aumentò nei secoli successivi; tra il 1518 e 1519 venne eretta al santo patrono, su disegno di Baccio da Montelupo, una più ampia e ricca basilica dove è conservato il sarcofago antichissimo, con l’epigrafe descrivente il ritrovamento delle reliquie di s. Paolino, di s. Severo e s. Teobaldo.

Partono da questa basilica le celebrazioni del santo patrono che culminano nel Palio di san Paolino la notte della festa, precedute da canti, musiche e giochi di bandiera.

San Paolino un patrono d’eccezione

Il 12 luglio, si festeggia San Paolino, Patrono di Lucca. Ce la racconta Paola Moschini, dell’Associazione di Guide Turistiche Lucca Info & Guide.

un gruppo di sbandieratori in notturna dietro al cattedrale

Lucca è una città con alcune eccezioni che la rendono speciale. Una volta arrivati nella piazza centrale, quella che dalle origini romane è stato il cuore, da dove tutto ebbe inizio nel 180 a.C.,  quella chiesa che il visitatore si trova davanti non è il Duomo come si aspetterebbe, ma è la Chiesa di San Michele, senza altri appellativi. Poi dopo un vagare e perdersi tra le vie strette e ombrose appare la Cattedrale, con il suo originale portico e con un cavaliere nell’atto di tagliare il mantello, che fa presagire si tratti di San Martino e quindi viene automatico pensare che il generoso soldato romano sia il patrono della città, ma non è così.

Una casa per due

Il protettore della Repubblica Lucense è il meno noto, San Paolino. Non si hanno notizie sicure sulla vita e tanto meno dell’esistenza di questo primo vescovo che, secondo leggenda, fu inviato da San Pietro stesso a convertire il popolo lucchese. Era il tempo di Nerone e delle persecuzioni cristiane e il giovane Paolino morì da martire. La chiesa attuale con una lineare facciata in calcare bianco, che sorge nella zona ovest della città è stata riedificata agli inizi del 1515 e resiste tutt’oggi come unica chiesa rinascimentale della città.

Non è in realtà “casa” solo del patrono Paolino, ma anche di San Donato, che rimase senza dimora quando con il piano della tagliata fu demolito il borgo esterno per costruire la nuova cinta muraria rinascimentale e quindi fu colta l’occasione di incaricare il fiorentino Baccio da Montelupo che costruisse una casa per due.

Fatto sta che pochi sanno di questa doppia titolazione e a confonderci ancora di più le idee sono le statue in facciata, sembrano quasi gemelli, chi è chi? E’ San Paolino quello a destra con la mano sul petto e lo sguardo rivolto verso il cielo e San Donato quello a sinistra che indica verso l’esterno, quasi a dire della sua provenienza fuori dalle mura?

I due vescovi fanno però “coppia fissa” anche sopra la porta delle mura, questa però semplicemente nota come Porta San Donato, una delle tre porte originali. In questo caso, San Paolino è facilmente riconoscibile perché accompagnato da un putto con in mano una Lucca murata in miniatura.

Balestre e cannoni tra passato e presente

I festeggiamenti del patrono, sono da sempre tema importante per la vita di una città. A Lucca già dal medioevo vengono realizzati i cosiddetti Giorni di San Paolino che tra cortei, concerti, mostre, celebrazioni religiose e luminare raggiungono il culmine con il giorno del Palio che cade esattamente il 12 Luglio. Ed eccoci di nuovo all’eccezione: niente contrade, ma terzieri (San Martino, San Paolino e San Salvatore) concorrono, non in una gara a cavallo, ma bensì in una sfida di tiro con la balestra.

Questi abilissimi uomini e anche qualche donna in stile Giovanna d’Arco, si sfidano ancora oggi seguendo l’antico Ordo Pro Balistarii, il regolamento che prevede che ogni saettatore spari la sua veretta, firmata con il suo nome, ad un bersaglio detto rotella o segno posto a una distanza di 36 metri e la sua mira da cecchino medievale faccia arrivare la freccia il più vicino possibile al centro, ovvero alla brocca. Sembrerà ovvio, ma da qui deriva il modo di dire, forse un po’ toscano, “averla imbroccata”…

primo piano della punta di una freccai di balestra

La santità del vescovo Paolino si rivelò però a molti anni dalla sua morte, addirittura alla metà del 1600, quando proprio durante le celebrazioni per il patrono, uno degli eventi previsti e più partecipati era la Gazzarra delle Artiglierie. I cittadini si radunavano sulle mura, sul baluardo San Donato e i cannoni caricati a salve, sparavano per far fumo e rumore. Purtroppo qualche bombardiere commise un errore e il cannone era realmente carico e al suo scoppio avrebbe potuto colpire tutto il pubblico, ma ecco che San Paolino arriva dall’alto del cielo ed evita la strage. La tela del pittore lucchese Gian Domenico Lombardi, conservata presso la Chiesa di San Paolino è una chiara e interessante rappresentazione del miracolo.

Particolare del dipinto del "Miracolo di San Paolino". Ci sono gruppi di persone sulle Mura di Lucca in abiti seicenteschi. In primo piano la piazza d'arme dove alcuni militari fanno sparare i cannoni. Sulla sinistra e sulla destra gruppi di persone guardano la scena sporgendosi dai muretti di contenimento della piazza del balaurdo e della passeggiata.

Chiaro che gli Anziani della Repubblica giustificarono l’accaduto come un evento prodigioso sia per far credere ai cittadini che il Santo Patrono vegliava su Lucca in qualsiasi momento, sia per dimostrare ai nemici che la tragedia era stata sfiorata, ma evitata, proprio perché la città aveva una protezione divina che la rendeva più forte.

C’è ovviamente la spiegazione tecnica-scientifica di una palla con una carica di polvere degradata, questo però toglie il fascino della storia e del tempo in cui ci si affidava più alla speranza e alla fede.

Infatti, nel 1631, le reliquie di San Paolino furono fatte sfilare sulle mura e i 160 cannoni si fecero sentire con una gazzarra che udirono persino i Pisani che si unirono ai Lucchesi, per una volta nella preghiera che celebrò la fine della peste.

L’estate di San Martino

… dura tre giorni e un pezzettino.

Statua in marmo bianco di San Martino a cavallo che dona il mantello al povero sulla facciata della cattedrale di san Martino di Lucca

A Lucca e in lucchesia, san Martino è molto amato sin dall’epoca longobarda in cui il culto venne introdotto in lucchesia, così come quello di altri santi guerrieri e militari. Nel centro storico gli è stata dedicata al cattedrale e nei paesi delle colline e della Piana di Lucca molti paesi portano il nome del santo ed hanno chiese a lui dedicate, a ricordare lo stretto legame che San Martino ebbe in vita con gli agricoltori. Sarà per questo che nell’atrio della cattedrale c’è un singolare calendario che ricorda quali sono i principali lavori per accudire le campagne e renderle produttive.

Sulle colline San Martino in Vignale, ad esempio, circondato da uliveti, vigneti e boschi di querce

e poco distante, San Martino in Freddana, la cui chiesa parrocchiale ricostruita nel 1904 in un vivace stile eclettico è dedicata appunto al nostro Santo.
Dalla parte opposta (nord-est), San Martino in Colle, celebre per la presenza della maestosa e leggendaria Quercia delle Streghe un albero monumentale di 600 anni e una chioma di oltre 40 metri di diametro.
Tanti luoghi da vedere per la prima volta o riscoprire, passeggiando lentamente per le strette vie cittadine o i sentieri nella natura, illuminati dai colori caldi e intensi dell’autunno.

San Martino di Tours è patrono della Francia, delle Guardie Svizzere pontificie, di mendicanti, albergatori e cavalieri.Tutti conoscono la storia di Martino, soldato romano e guardia imperiale presso la città di Amiens, in Gallia.

In una fredda giornata, durante un giro di ronda a cavallo,

incontrò un mendicante seminudo e sofferente. Impietosito prese la spada che teneva con sé e tagliò a metà il suo mantello militare, donandone una parte al pover’uomo. La notte seguente in sogno gli apparve Gesù, rivestito con la metà del suo mantello. Martino si convertì, fu battezzato e molti anni dopo divenne vescovo di Tours.
Si dedicò con passione alla sua missione di “pastore”, soprattutto nelle zone rurali ed agricole.

Anche i proverbi e detti popolari sono spesso legati ai riti e alle usanze della tradizione contadina.

L‘ estate di San Martino sono i giorni ad inizio novembre nei quali il tempo è solitamente piacevole e alludono al gesto di generosità verso il mendicante, che indusse anche il cielo a schiarirsi e la temperatura a farsi più mite.
Queste giornate coincidono anche con il periodo di maturazione del vino nuovo e a San Martino ogni mosto diventa vino, occasione di ritrovo e festeggiamenti  in cui celebrare i frutti della terra e brindare con il vino novello, accompagnato da caldarroste e una buona zuppa frantoiana con un piccante l’olio appena franto.
 

Lucca, dicevamo, ha dedicato a San Martino nientemeno che la sua chiesa più importante,

l’imponente cattedrale in stile romanico lucchese.

Una grande statua che raffigura il santo di Tours a cavallo mentre divide il suo prezioso mantello con il povero è una delle decorazioni che arricchiscono la facciata della chiesa.
Anche uno degli undici baluardi delle Mura è intitolato a San Martino, tra Porta San Jacopo e Porta Santa Maria. Suggestive le sue gallerie sotterranee illuminate, un tempo locali di deposito per armi e munizioni, oggi passaggi pedonali per entrare nel cuore della città. Al di sopra i resti delle cannoniere e di un singolare torrione della vecchia cerchia muraria, inglobato nella nuova struttura del baluardo cinquecentesco.

Due grandi dimore storiche

I due Musei Nazionali di Lucca sono l’occasione per conoscere due epoche importanti nella toria di Lucca e i personaggi che le hanno vissute.

Facciata della villa Guinigi. un volume basso e lungo in mattoni. Nella parte bassa. al centro c'è un atrio con colonnato in pietra serena. Nella parte alta una specie di galleria formata da finestre a trifora. sulla destea la statua del carlaccio

I Musei nazionali di Lucca: Villa Guinigi e Palazzo Mansi, due dimore storiche che, oltre ad ospitare i due Musei nazionali cittadini, sono l’occasione per conoscere due dimore aristocratiche e un viaggio indietro nel tempo in due importanti momenti della storia di Lucca.

Villa Guinigi

museo della città e del suo territorio, fu la dimora di Paolo Guinigi, signore di Lucca dal 1400 al 1430. La sua fama è pari a quella della consorte, Ilaria del Carretto, il cui monumento funebre è considerato uno dei capolavori del periodo tardo gotico/rinascimentale.
Percorrendo le sue sale si snoda la storia della città attraverso la collezione archeologica, con pezzi databili dall’VIII secolo a.C., fino al Settecento, con opere d’arte in prevalenza a soggetto sacro e una sorprendente galleria di dipinti.

(Via della Quarquonia, 4 tel. 0583.496033 – prenotazione obbligatoria aperto al pubblico dal martedì al sabato dalle ore 12.00 alle ore 19.30 )

Palazzo Mansi

trasformato alla fine del XVII secolo dai Mansi, che ne erano i proprietari, in “palazzo di rappresentanza” è una tappa importante nel percorso della via della Seta a Lucca, storia ancora sconosciuta a molti di cui è sicuramente la più importante testimonianza.

(Via Galli Tassi, 43 tel. 0583.55570) è aperto al pubblico dal martedì al sabato – ingresso esclusivamente con visite accompagnate alle ore: 12.00; 13.00; 14.00; 15.00; 16.00; 17.00; 18.00) costituisce invece un documento esemplare di come doveva apparire la dimora di una famiglia di mercanti lucchesi nel Seicento e Settecento.
 

biglietto: intero € 4.00 – ridotto € 2.00;
Cumulativo Musei nazionali di Villa Guinigi e Palazzo Mansi: intero € 6.50 – ridotto € 3.25 (valido tre giorni). Ingresso gratuito per i visitatori di età inferiore ai 18 anni.  
Riduzioni e gratuità secondo le norme di legge.

POV: 2 torri e 3 campanili

Panorama dei tetti di Lucca dalla torre Guinigi con la torre delle Ore e il campanile di San Michele. Sul fondo il Monte Pisano e le colline

Nella città dei tetti rossi, fitta di strade, con altane con vista su giardini nascosti, la tentazione di una vista dall’alto è grande.

A Lucca ci sono molte occasioni per godere di una “vista a volo d’uccello”. Una passeggiata sulle Mura di Lucca è un buon inizio, ma si può andare più in alto.

Alcuni disegni e dipinti della città medievale ci mostrano uno skyline caratterizzato da numerosi edifici verticali.

Torri di difesa, case torre, torri di palazzo, campanili.

Molti di loro sono ancora oggi ben integrati nel tessuto urbano. Alcuni di essi sono accessibili e dalla sommità si può godere il bellissimo panorama della piana di Lucca.

Sono l’elegante torre di Palazzo Guinigi (230 gradini), inconfondibile con la sua corona di lecci in cima; la torre dell’orologio comunale, detta Torre delle Ore (207 gradini), che batte da secoli il “tempo di Lucca” e che ancora oggi funziona grazie a un meccanismo di precisione che risale al XVIII secolO e la cui struttura è visibile all’interno della torre, e il possente campanile della Cattedrale di San Martino (217 gradini), coronato da merlature guelfe.

Poco lontana dalla Torre Guinigi, proprio lungo il percorso di Via Fillungo, la via principale di Lucca, si trova la La Torre delle Ore, torre civica della città sin dal XIV secolo, contraddistinta meccanismo dell’orologio realizzato nel 1752 dal ginevrino Louis Simon, proprio per la torre di Lucca. Due anni dopo fu installato un nuovo quadrante, opera dell’orologiaio lucchese Sigismondo Caturegli e tre nuove campane, fuse da un altro lucchese, Stefano Filippi. La salita per la stretta scala che poi si apre sulla terrazza e sul panorama della città è un’esperienza singolare da non perdere in un soggiorno a Lucca.

Ci sono poi i campanili delle chiese, grandi e possenti,

con merlature guelfe che identificano la posizione della città nel mondo politico medievale posti strategicamente in prossimità delle Mura ed utilizzati, oltre che come campanili, anche come torri di avvistamento.

Quello della cattedrale di Lucca è il primo ad essere stato reso accessibile al pubblico. Nel percorso di salita, si attraversa la balconata che si affaccia sulla navata centrale della chiesa e offre una spettacolare veduta sull’interno con i suoi matronei gotici e i possenti pilastri. Dal Campanile della cattedrale di San Martino lo sguardo scorre sulla zona sud della città, la vicina piazza Napoleone, l’angelo di San Michele e la passeggiata delle Mura di Lucca oltre le quali si intravedono la linea decisa dell’acquedotto otocentesco che attraversa le campagne fino al Monte Pisano.

La più recente apertura, invece, è quella del Campanile della basilica di san Frediano in questo caso sul lato nord, ma sempre in prossimità delle Mura. Da qui, il panorama si attarda sulla vicina piazza dell’Anfiteatro, sul tracciato sinuoso della via Fillungo e il giardino del Palazzo Pfanner, i torrioni della porta di Borgo delle Mura medievali e infine spazia, verso l’esterno, fino al Serchio, alle colline che separano la Piana di Lucca dalal Versilia e oltre, fino a incontrare l’inconfondibile profilo delle Alpi Apuane.

Dai sotterranei al cielo, dalla fondazione ai nostri giorni, è l’esperienza della visita alla basilica di San Giovanni.

Il Complesso Monumentale ed Archeologico dei SS. Giovanni e Reparata custodisce alcune delle più impotanti testimonianze della storia di Lucca, dall’epoca romana ai giorni nostri, frutto di una importante campagna di scavi e restauri iniziata alla fine degli anni Settanta, e conclusa con la musealizzazione dell’intero complesso all’inizio degli anni Novanta.

Sotto la chiesa di San Giovanni c’è infatti una delle aree archeologiche più importanti di Lucca, percorribile su passerelle metalliche. Ma dopo al visita ai sotterranei, non mancate di salie la stretta scala del campanile che porta fino a un altro panorama sui tetti della città.

Gli alberi delle Mura di Lucca

Per appassionati di botanica e curiosi un itinerario sulle Mura “dell’ottocento”, quelle che da fortificazione diventarono la più amata della passeggiate urbane, quella dei lunghi viali alberati e dei colori delle stagioni.

chiome di alberi contro il cielo

Finchè furono edificio militare, le alberature servivano principalmente a rinforzare i terrapieni e consolidare la costruzione.

Il muro si appoggiava ai tre gradoni interni e la passeggiata non era che un camminamento per i militari. I salici, i pioppi, gli olmi, le stesse solide alberature che crescevano spontaneamente nella piana di Lucca, con buone radici e poche pretese qui crescevano per consolidare la costruzione. Non si trattava di giardini, però: l’accesso ai bastioni era proibito ai civili, perchè “zona militare”, e custodito da guardie armate che alloggiavano nelle “casermette”, sopra i bastioni, e nei “castelli” sopra le porte.

Nel XIX secolo, decaduta da tempo la vocazione militare, il loro destino naturale pare quello di trasformarsi in un parco urbano.

Da un’idea della Principessa Elisa, fu però la Duchessa Maria Luisa di Borbone a dare il via ai lavori del “ pubblico passeggio”. Da piazza Napoleone, davanti al Palazzo Ducale, inizia il percorso. Un giro di platani, e poi verso il Caffè delle Mura, e ancora viali di platani fino alla rotonda delle carrozze del Baluardo San Paolino.

Da allora i bastioni che avevano ospitato fino ad allora piazze d’armi e soldati si ingentilirono di romantici giardini e viali ombrosi e si aprirono al passeggio dei borghesi. Le alberature esistenti sostituite con più eleganti, profumati e soprattutto ordinati filari di platani, lecci, tigli, su ogni cortina, alternati ad esotici ginko biloba, cedri, camelie, liriodendri, araucarie, aceri, ippocastani, dal Nuovo Mondo e dal Lontano Oriente.

Gli alberi di Lucca sono quasi tutti qui, sopra le Mura. All’interno delle Mura, pochi giardini e ben protetti, ai quali ci si può solo, talvolta, affacciare da grandi finestre per “spiare” lo spettacolo della natura. O sospinti fin sulle torri come il “giardino pensile” della Torre Guinigi, i cui lecci, piantati sulla sommità, segnalavano la torre già da lontano. 

disegno di una foglia di platano a forma di rettangolo con tre punte grastagliate

Platano

disegno della foglia di un acero campestre, a fomra di mano aperta

Acero campestre

disegno della foglia di un tiglio a forma di cuore

Tiglio

disegno della foglia di una quercia rossa di forma ovale molto frastagliata

Quercia rossa

disegno della foglia di pioppo di forma ovale

Pioppo

disegno della foglia di un olmo, di forma ovale leggermente frastagliata

Olmo

disegno di una foglia di bagolaro, di forma ovale con una marcata punta, leggermente frastagliata

Bagolaro

disegno di un rametto di cedro del libano con mazzetti di aghi

Cedro del Libano

disegno di un rametto di cipresso noramericano con foglie a rametti e coccole

Cipresso Nordamericano

disegno della foglia di un ippocastano a forma di palma con 5 fogliea forma di goccia riunite al picciolo

Ippocastano

disegno della foglia di un faggio rosso di forma tonda ovaleggiante con bordo ondulante

Faggio Rosso

disegno della foglia di un liriodendro, di forma quadrata con due punte laterali e due alte

Liriodendro

disgno della foglia del leccio di fomra ovale con bordi frastagliati cerdso l'alto

Leccio

disegno della foglia di gingko biloba dalla caratteristica forma a ventaglio

Gingko